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lunedì 8 aprile 2019

Elaborare un lutto. Ricordando Francesca

“Elaborare il lutto”, se ne parla in ogni salsa, penso sia solo l’abituarsi ad un’assenza. Pensare “ora vado e lassù e la  vedo…” e tornare con i piedi in terra e sapere che non si può rivedere, e accorgerti che ti manca quella presenza, anche se stai lontano per mesi, anni, però sai che un pezzo di te era là, sai che ti accoglieva ogni volta che arrivavi e ti chiedeva «hai fame? Ti faccio un caffè?». Sai che era routine, ma che erano   abitudini che non annoiavano mai.
E poi si parlava di ricordi lontani, magari di altri lutti elaborati nel tempo, di un altro abituarsi alle assenze, di cose non dette perché intanto la vita è lunghissima e, forse siamo immortali. Così ti accorgi di aver tralasciato quella banali parole «ti voglio bene», che magari paiono inutili mentre le dici, ma sono importanti proprio perché le stai dicendo, anche se  sono, dovrebbero essere, sottintese.
E’ così che passa il tempo, finchè arriva la telefonata che ti dice che il caffè dovrai prenderlo altrove. Da un anno Francesca se ne è andata, non sono salito fin lassù per il funerale perché altre incombenze indipendenti dalla mia volontà mi hanno bloccato. Ma sarebbe stato inutile, non  mi avrebbe chiesto «come stai?», ed io ho una stramba visione del dopo. Non un aldilà, ma un nulla che nessuna persona finita e in piedi riuscirà mai a spiegare se non con una cieca fede senza riscontri provati. Perché l’essere umano è finito. Il nulla, il mai più, il per sempre, l’infinito, sono concetti astratti, pari solo alla fede, o ci credi o no, non esiste una via intermedia. Ed io sono finito, vedo fin dove vedono i miei occhi.
Non per questo non sento le emozioni, e forse per questo il ricordo si ammanta di un sottile dolore che prende e accompagna sempre. Anche quando si è sereni. Quei momenti con una sorella che, per i casi della vita, mi è stata anche mamma in qualche modo, data la differenza di età di sedici anni. I primi passi, la prima biciclettina, i primi giochi, la mia inopportuna e perenne presenza anche quando voleva stare sola con il suo fidanzatino, i piccoli segreti fra noi. Più avanti le discussioni su un libro o un articolo di giornale, le musiche imparate e i cantautori poi insegnati, il primo giorno di scuola mano nella mano con lei e quell’edificio che mi pareva immenso. E poi i casi della vita, matrimoni, separazioni fatte e separazioni mancate, figli. Turbina tutto disordinatamente.  Si, mi manca ora. In questo autunno quasi inverno con piogge infinite, in un pomeriggio con uno scirocco fiero e forte.

Un’assenza che è sempre una presenza. 

lunedì 4 marzo 2019

proposte di legge e interrogazioni "bizzarre"


Proposte di legge e interrogazioni parlamentari (euro e nazionali) si sprecano e indicano chiaramente la vis produttiva dei nostri   rappresentanti nelle istituzioni. A volte ci sono cose che noi, umili esseri umani, non siamo in grado di comprendere a fondo, però loro lavorano per noi tutti. Ne abbiamo trovate alcune che sono solo la punta di un iceberg di dimensioni inimmaginabili. Quelle citate vanno più o meno dal 2012 ai giorni nostri:

 Il deputato Luigi Gallo (m5stelle) lamenta che la scuola pubblica discrimina incomprensibilmente lo strumento mandolino, non inserito nelle discipline dei licei musicali.

Il senatore Giovanardi, già noto per le crociate contro ogni momento di libertà individuale, chiese di assegnare il rango di “artigiano” e non di ”estetista” agli operatori di nail center. Si dovrebbero chiamare, secondo il senatore omofobo, “onicotecnici”. In effetti era un problema che mi ponevo da tempo immemore, come mai non esistono gli onicotecnici?

Il senatore Centinaio (oggi ministro all’agricoltura) propose a suo tempo di introdurre l’obiezione di coscienza per i dipendenti pubblici che non si riconoscono in festività religiose. In sostanza “chi non accetta le radici cristiane” è tenuto ad andare al lavoro nei giorni di Natale, Pasqua e via dicendo, soprattutto gli insegnanti, ovviamente.

Il deputato Gaetano Nastri (fratelli d’Italia) avrebbe voluto caparbiamente introdurre la raccolta differenziata per le gomme da masticare. Proposta ritirata.

Il deputato Carlo Sibilia (m 5 stelle) parlava di complotto dello sbarco sulla luna che, secondo lui, non è mai avvenuto.

Paolo Bernini (m 5 stelle) disse papale papale a Ballarò:  «Non so se lo sapete ma in America hanno già iniziato a mettere i microchip all’interno del corpo umano per registrare… e quindi è un controllo di tutta la popolazione. Quelle persone che se lo fanno iniettare non sanno a cosa vanno incontro. Con internet, visto che molte coscienze si stanno svegliando, queste verità stanno venendo fuori. Infatti col Movimento 5 Stelle usiamo molto internet e siamo molto coscienti di questa cosa».
Microchip sottopelle per controllare i cittadini? Più tardi Bernini aggiustò il tiro e, ovviamente, accusò la trasmissione tv di mala informazione.

In Aula, invece, sempre lo stesso individuo, sostenne la tesi secondo cui l’attacco dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di New York fu causata da «un lavoro interno». Precisò, «come dicono gli americani, an inside job». Aggiunse: «Ormai il mondo se n’è accorto». Altro che terrorismo!

Poi la vicenda scie chimiche in cui si denunciano strambi apparecchi montati sugli aerei per spruzzare elementi chimici non si sa bene per cosa. Allo scopo si propone un referendum per chiedere agli elettori se vogliono o meno le scie chimiche. (sic).

La deputata cinque stelle Tatiana Basilio accusando la Oceanic Atmospheric Adoministration per aver celato la notizia, chiede conto dell’avvistamento di sirene la cui presenza è segnalata da “prove schiaccianti”. Ecco, anche lei è regolarmente stipendiata. E chi non è mai incappato in un paio di sirene nuotando in piscina?

L’europarlamentare leghista legato alla destra estrema fascista e neonazista, Borghezio ha denunciato a Strasburgo che “governi occidentali, Nato, Russia e Usa ci nascondono l’esistenza degli alieni”. Ha affrontato il tema anche su Radio Padania nella trasmissione “Padanismo e vita extraterrestre”. "Gli extraterrestri ci sono fin dalla notte dei tempi" (sic)

Eolo, l’auto ad aria compressa “scomparsa”
Il senatore Piergiorgio Stiffoni, della Lega Nord, interrogò il ministro Bianchi nel 2007 sulla presunta scomparsa dell’auto ad aria compressa.
“Eolo, l’automobile che funzionava ad aria compressa, che fine ha fatto? Perchè è stata fatta sparire dalla circolazione dopo che erano stati installati gli impianti per la produzione?”
Ah se il senatore fosse stato solo in grado di leggere, bastava cercare online

E per chiudere parliamo di una proposta che definire bizzarra è solo un sottile eufemismo, Pietro Ichino (PD) presentò a suo tempo una proposta di legge con “disposizioni per uno sciopero virtuale”. La cosa consiste nella possibilità per il lavoratore di dichiarare sciopero, però, anziché starsene a casa, va come al solito a lavorare senza ottenere alcuna retribuzione per il periodo di sciopero. Geniale veramente, roba che neppure la ministra Lezzi avrebbe mai osato pensare.


venerdì 22 febbraio 2019

Etica, politica, razzismo e Göring


Sono preoccupato, non riesco più a stupirmi!
Un tempo pensavo che al peggio ci fosse un limite, che un ministro o una personalità pubblica, dal consigliere comunale di Roccacannuccia al presidente della repubblica, si dovessero sentire in dovere di rispondere alla Costituzione, ai cittadini, all’etica, al buon senso. Che dovessero governare la cosa pubblica con l’etica “del buon padre di famiglia” come si diceva un tempo. Soprattutto pensavo di come una personalità pubblica fosse tenuta ad operare nel pieno rispetto di ogni sensibilità, come dice la Costituzione all’articolo 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Invece tutto ci sta sfuggendo dalle mani e dalla ratio. Un deputato che mette in dubbio la sfericità della terra. Un altro mette in dubbio lo sbarco sulla luna. Altri (troppi) pensano che i vaccini siano la lunga mano delle multinazionali farmaceutiche sui bambini, con buona pace per la scomparsa di malattie che un tempo decimavano, vedi poliomielite. Per non dire della favola della scie chimiche. Ora siamo arrivati alla proposta di invitare i docenti (cattolici, ovviamente) ad un corso per imparare l’esorcismo. E ancora non mi sono stupito, perché questa classe dirigente ci ha abituati al peggio, a scavalcare e annullare le regole etiche che amministrano la democrazia. Si insulta la Francia non già dall’opposizione arrembante, ma dal governo. Il vicepresidente del consiglio va a trovare e dialoga con la parte più destra dei gilet gialli. Proprio come fosse opposizione va a parlare con chi è opposizione in Francia.

Alcuni esempi che ci hanno insegnato a non stupirci di nulla, perché tutto è possibile:

La deputata Tatiana Basilio, si scagliava contro il Noaa, il National Oceanic and Atmospheric Administration, un’agenzia federale statunitense rea di voler offuscare una realtà secondo lei tanto evidente: le sirene esistono.

il deputato Carlo Sibilia aveva affermato di non credere allo sbarco sulla luna. «Oggi – è il messaggio postato su Twitter dal parlamentare M5S il 20 luglio 2014 – si festeggia anniversario sbarco sulla luna. Dopo 43 anni ancora nessuno se la sente di dire che era una farsa…».

Secondo la senatrice M5S Enza Blundo la grandezza della forza del sisma che ha colpito il Centro Italia nel 2016 sarebbe stata ‘declassata’. Ovviamente dai governanti. La casta. Il potere. «Per non risarcire i danneggiati al 100 per cento».

L’onorevole (onorevole?) Paolo Bernini nel 2013 ha spiegato che l’Obamacare negli Stati Uniti ha imposto anche l’obbligo di «inserire microchip nel corpo umano» allo scopo di tenere sotto controllo la popolazione.

Eppure dovremmo tutti stupirci, meravigliarci, indignarci, perché, oltre le idiozie menzionate, ci sono ben altri tentativi, l’idea di trovare ad ogni costo un nemico da combattere, un “invasore” che attenta alla purezza della nostra razza (dando i razzisti per scontata l’assurda credenza delle razze). Sembra tutto quasi un disegno che arriva da molto lontano, cito un’intervista al nazista Göring:

 “…Ma è ovvio, la gente non vuole la guerra – disse Göring facendo spallucce – Perché mai un povero contadino zoticone vorrebbe rischiare la propria vita in guerra quando il meglio che gli possa succedere è tornare alla sua fattoria sano e salvo? Naturalmente la gente comune non vuole la guerra. Non la vuole in Russia né in Inghilterra né in America, e neanche in Germania, per quel che vale. Si capisce. Ma dopotutto sono i leader del Paese che determinano le politiche, ed è facile trascinare la gente dietro a tali politiche, sia tale Paese una democrazia o una dittatura fascista o un Parlamento o una dittatura comunista”

Gilbert: “C’è una differenza – gli feci notare io – In una democrazia la gente ha diritto di dire la propria sulla questione attraverso i suoi rappresentanti eletti, e negli Stati Uniti solo il Congresso può dichiarare guerre.”

Göring: “Oh, tutto questo è bellissimo, ma, che abbia o meno diritto a dire la propria, la gente può sempre essere trascinata dai propri leader. È facile. Tutto quello che c’è da fare è dire alla gente che sta per essere attaccata, denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e perché mettono in pericolo il Paese. Funziona allo stesso modo in ogni Paese”.

sabato 9 febbraio 2019

Amministrative a Lecce, Mauro e l'utopia


Leggo un articolo dell’amico Mauro Marino, una delle persone più belle che ho conosciuto in questi 15 anni girovagando per Lecce, nel pezzo, duro, lieve, emozionante, sognante, Mauro parla della mancanza di “gentilezza” nella politica. Tutto pare essersi ridotto ad una guerra per bande, con insulti, accuse. Una guerra di tutti contro tutti. Quasi fosse indispensabile non saper più dialogare, non essere in grado di sedersi ad un tavolo e parlare con serenità, quasi non ci fossero altre strade. Eppure deve esistere il luogo del dialogo, dove si possa tornare a dire con gentilezza, con il rispetto che ognuno deve ad ogni altra persona.  In particolare mi ha colpito, nel discorso di Mauro, il pezzo che ripropongo:

…Tempo fa, su Radio Tre, ho ascoltato una "lezione di musica" sul compositore ungherese Béla Bartòk, uno dei più appassionati - fu senz'altro un pioniere dell'etnomusicologia - nel declinare l'ascolto delle arie popolari della dell'Europa Orientale e del Medio Oriente nella musica "colta".
Il conduttore del programma sottolineava come, in ambito musicale (almeno in quell'epoca) fosse necessario, tra i grandi compositori, prestare orecchio al fare dell'altro. La musica poteva avere evoluzione solo se la ricerca personale poteva nutrirsi del lavoro degli altri. Uno componeva e con la sua opera comunicava all'altro: “senti dove sono arrivato, dove mi son spinto”, l'altro, confortato, nutriva la sua sensibilità, così si procedeva nel progredire comune. In un'altra lezione di musica si è parlato della "Sagra della Primavera" di Igor Stravinskij, il conduttore a sostegno della tesi del “reciproco ascolto” ha osato mandando un brano dell'opera di Stravinskij all'unisono con un altro di un compositore suo contemporaneo: l'ascolto è risultato perfetto, integrato, meraviglioso. Non poteva esserci risentimento in quel procedere creativo. Solo passione e condivisione della ricerca. Reciprocità! Lo sappiamo, la musica è cosa speciale, la coralità è insita nella disciplina, non potrebbe esserci musica senza reciprocità, senza accordo, senza capacità di ascolto e di relazione, nel rispetto dei tempi, nell'obbedienza allo spartito e alle indicazioni del direttore. Così come nel cinema, nel teatro ognuno è chiamato al suo compito, a far bene ciò che è chiamato a fare. Competenze in armonia, di questo avremo bisogno, anche nella politica, reciproco ascolto, capacità di compensazione e di composizione corale. Ma lo so, è utopia.

Mauro si riferiva alla vita politica nazionale, a quei politici che usano i muscoli anziché, ahinoi, il cervello e il dialogo, a me, dicendo di gentilezza e di umile capacità di ascolto  è venuta in mente la situazione politica locale. Le amministrative sono alle porte, probabilmente fra pochissime settimane saranno rese note liste, candidati, fazioni, ci saranno alleanze e si tornerà a chiedere il voto per proseguire un’esperienza di governo cittadino che, pur con chiaroscuri, ha mostrato in un anno e poco più, di saper essere innovativo e di “aprire le finestre e le porte di Palazzo Carafa” dopo decenni di asfissia con una coda di scandali e scandaletti che pare non saper finire.
L’esperienza tuttavia è durata un tempo troppo breve, anche per alleanze decisamente forzose da un punto di vista politico, dove per “politico” si intende il modo di immaginare il futuro della città nel suo complesso, facendo scelte che si ritengono etiche, filosofiche oltre che amministrative. Ogni progetto amministrativo, anche ordinario, deve avere ampio respiro perché deve proiettarsi verso la città del futuro, deve saper prevedere e deve avere un progetto complessivo.
Questo discorso vale per la viabilità, per la cultura, per la gestione dei flussi turistici.
I turisti non sono solo portatori di quattrini, sono prima di tutto persone che devono trovare una città vivibile, nel pieno rispetto degli aspetti culturali, artistici, di accoglienza. Una gestione di questo tipo necessita di una maggioranza coesa, in grado di portare avanti scelte anche coraggiose, anche impopolari nel breve periodo, ma che portino al risultato voluto. Occorre, in sostanza, una buonissima dote di ascolto, rinuncia quando occorre, e determinatezza. Le doti del buon amministratore stanno proprio in queste caratteristiche.
A questo punto è bene chiedersi quanto alcune diatribe molto interne a pochi militanti, invisibili però agli elettori possano contribuire a creare alleanze diverse, ibride, forzose.
Nella scorsa tornata elettorale è stato difficile scegliere di non poter votare o sostenere amici, compagni che meritano stima e rispetto,  lo scoramento di molti elettori era palpabile e diffuso.
In questa tornata elettorale sarebbe bello ritrovare un obbiettivo unificante, vedere collaborare per un progetto comune e condiviso candidati che hanno intelligenze da mettere a disposizione per il bene collettivo. In sostanza, sarebbe bello vedere  abbandonare preconcetti e pregiudizi, fare opera di umiltà rinunciando a diatribe delle quali l’elettore non comprende il senso, perché non sa o non vuole sapere, perché chiede che ci siano persone affidabili a rappresentarlo, e se stanno assieme si sentirebbe più garantito.
Provarci è possibile, anzi, è indispensabile. Chissà se riusciamo a dimostrare al mio amico Mauro che non tutto è utopia.

domenica 27 gennaio 2019

Elezioni Lecce


Lecce va verso elezioni anticipate, occorre provare a capire per votare.
Carlo Salvemini ph: facebook

….A chi mi accompagnerà in questa nuova sfida, ricordo che il linguaggio è sostanza della politica. Come ci insegna un bel libro di Gianrico Carofiglio, anche quando nel confronto politico si finisce inevitabilmente “con i piedi nel fango” non dobbiamo mai smettere di “guardare l’orizzonte”, tradendo il senso del nostro impegno. Che non è riuscire a sconfiggere il nostro avversario, ma riuscire a farci riconoscere dai cittadini come meritevoli di fiducia degni e capaci di svolgere il difficile compito di amministrare una città come Lecce. Un patrimonio immenso di bellezza, possibilità, vitalità, speranze. Un patrimonio che appartiene non a chi lo governa pro tempore, ma a tutti i cittadini... (da un post su Facebook di Carlo Salvemini, candidato sindaco di Lecce).

Da nuovo elettore a Lecce sento la necessità di votare per chi rappresenta non un pensiero unico, ma una pluralità di opzioni. Fermi restando i principi fondanti ed imprescindibili ai quali ispirarsi: la Costituzione, l’antifascismo, l’accoglienza, il no ad ogni forma di razzismo, il civismo nel senso più lato del termine, oltre che, ovviamente e scontatamente, l’onestà intellettuale e politica, tutto ciò non fa parte del pensiero unico ma, come dicevo, dei principi imprescindibili, senza i quali anche il solo gesto di votare diventa faticoso e, spesso, si sceglie di non fare, proprio per evitare di votare “il meno peggio” quando non si riesce a intravvedere il meglio.
Purtroppo l’Italia sta vivendo un periodo terribile dal punto di vista dell’accoglienza. La scelta del governo centrale di lasciare in mare una nave con delle Persone a bordo, di chiudere i porti, di non soccorrere e non accogliere immigrati in nome di una lotta contro l’Europa che, pur avendo responsabilità indecenti per paesi civili, non giustifica le scelte del governo italiano di lasciare al gelo uomini, bimbi e donne. Questa è cronaca quotidiana purtroppo. Dall’altra parte vediamo rinascere gruppi di dichiarata fede fascista quando non nazista contro ogni principio etico e politico e soprattutto contro la Costituzione della Repubblica. Tutti questi fatti accadono in Italia e non possono, né devono, essere “altro” di qualunque governo, anche di quelli cittadini, perchè l’onda lunga delle scelte governative si abbatte con violenza anche nei più piccoli centri. Proprio per questo ogni cittadino dovrebbe sentire il dovere di schierarsi, di scegliere. In questo senso vanno le prese di posizione di molti sindaci, da quello di Palermo, a quello di Napoli e su su fino all’estremo nord, di contestare e rifiutare la politica di non accoglienza del governo centrale.
Per questo, e forse mai come oggi, occorre comprendere per votare. Non basta il buon governo e la buona amministrazione, purtroppo, sono punti di partenza imprescindibili ma insufficienti, occorre capire le scelte anche politiche di chi andremo a votare, il loro pensiero in fatto di accoglienza, rifiuto di ogni forma di totalitarismo, disponibilità a dire, come i sindaci di altre città e paesi, dei chiari “no” a politiche che si ritengano non accettabili. Salvemini nel suo post di presentazione, si presenta in ticket con l’attuale vicesindaco, quindi dovremo votare il pacchetto intero, questa è una scelta chiara di continuità, tuttavia, viste le premesse di cui parlavo, mai come ora è necessaria, da ogni parte in campo, chiarezza.   Le scelte devono avere una direzione globale e non particolare. Non si può parlare di traffico sena avere la visuale e il progetto della città futura che si immagina, magari senza auto in centro, e non si può parlare di accoglienza e di democrazia senza avere ben chiari i limiti imposti dalla Costituzione che riguardano tutti i cittadini italiani. Egualmente occorre tenere alto il ricordo di quanto i salentini si prodigarono negli anni ’90, all’arrivo di migliaia di albanesi, di come accolsero, di come protessero l’immigrato.  
Facciamo tesoro delle parole di Carlo Salvemini:
…Per questo noi continueremo a camminare sulla nostra strada, con il nostro stile. Consapevoli che infarcire di rancore, rabbia, risentimento, arroganza il dibattito pubblico porta alla sconfitta di tutti, e che a vincere, anche nelle contrapposizioni più aspre, sono l’intelligenza, la validità degli argomenti, la capacità di parlare con chiarezza del futuro...
Intelligenza, validità degli argomenti e capacità di parlare con chiarezza del futuro sono anche questo, schierarsi non per una generica pietas, ma per scelta etica, politica, umana.


mercoledì 23 gennaio 2019

La canzone del bambino nel vento


Canzone del bambino nel vento. Le parole di Guccini per ricordare l’olocausto di allora e forse quello di cui siamo testimoni. “…Ed ora sono nel vento…” Corpi che entravano nei forni, fumo che usciva dal camino. Tutti fermi, un attimo, a fine mese arriva il giorno della memoria e dell’impegno. Tutti fermi, un attimo solo, un pensiero. L’olocausto non deve ripetersi mai. Mai più bambini nel vento per favore. Siamo nei tempi in cui certi fatti non possono e non debbono accadere più, mai più bambini nel vento per favore. Però, già, però neppure in fondo al mare. Stesso olocausto, stessi bambini. La figura del piccolo affogato con la pagella cucita all’interno dei suoi pantaloncini è viva, vivida, inquietante. Proprio come quella dei bambini nel vento di molti anni fa, che a fine mese ricorderemo e qualcuno dirà, mentendo: “mai più”. La pagella, lui aveva bei voti e i suoi genitori volevano che il mondo sapesse, forse. Voleva che fosse accolto con la dignità che spetta ad ogni essere umano. Il tutto proprio mentre due ministri della Repubblica presiedevano all’arrivo di un ex terrorista arrestato in paesi lontani e lo mostravano al popolo come trofeo, proprio come fosse logico ed ovvio che lo Stato facesse non giustizia, ma vendetta. Proprio come il cacciatore ostenta la sua preda, proprio come un dittatore ostenta la sconfitta dei suoi “nemici” prima di farli volare nel vento. Proprio come chi non ha rispetto alcuno per le Persone (maiuscolo), al punto di voler vedere un arrestato “marcire in carcere”. Linguaggio degno di un idiota qualunque, non certo di un ministro. A meno che i due non coincidano. Per questo è difficile che il bimbo con la pagella sia ricordato da questi individui biechi, lividi di rabbia, che chiudono i porti per lasciarlo nel vento. Esattamente come accadde molti anni fa, tanti da vivere, troppo pochi per scordare. 
E ancora oggi navi solcano i mari con sciagurati a bordo, persone che nessuno vuole, perché i porti sono chiusi. L’Europa è solo un sogno, solo quello, siamo di fronte a squallidi personaggi che cercano voti e consenso, ad ogni costo, anche scordando le regole di accoglienza minime, anche a costo di utilizzare metodi disumani. E siamo di fronte a troppe persone che ancora votano questi personaggi, gialli o verdi che siano..


lunedì 7 gennaio 2019

Immigrati, dimissioni di Salvemini e varia umanità


E va bene, ben arrivati nel 2019. E’ iniziato con i botti quest’anno, due navi lasciate in mare con poveri cristi a bordo da governi indecenti e fuori da ogni logica umana, democratica e civile. Per quanto ci riguarda il nostro è guidato da un tizio che si fa selfie mangiano nutella e da un suo portaborse in quota a un noto ex comico. Il lavoro più frenetico del secondo è quello di appoggiare in toto le scelte del primo, anche lasciando crepare persone in mare se è il caso. Salvo poi dire che la colpa è del PD. (Non che il PD non abbia colpe, anzi).
E parliamone allora dei due sciagurati che hanno imposto una legge che chiamano “sicurezza”, quella che lascia per strada migliaia di immigrati.
La scelta di alcuni sindaci come Orlando di fare ordinanze per non rispettare la norma che pretende di lasciare migliaia di richiedenti asilo senza documenti, quindi senza residenza, di chiudere le porte degli sprar per aprire quelle di centri di accoglienza per centinaia di persone, quindi ingestibili de facto,  ha molto fatto discutere sul ruolo di un primo cittadino, può un Sindaco non far rispettare le leggi dello stato? In realtà non dovrebbe, tuttavia, vista l’emergenza e considerata l’indisponibilità del governo a discuterne, queste scelte altro non fanno che agevolare l’iter dell’organismo decisionale per eccellenza, la Corte Costituzionale, che dovrà decidere alla buon’ora che questa legge è fuori da ogni logica della Costituzione e contro le persone.  Quindi sia benvenuta la protesta vivace di Orlando. Benvenute le decise prese di posizione di moltissimi suoi colleghi, di presidenti di provincie e regioni che hanno demandato l’urgenza di intervenire alla Corte Costituzionale.
Altra protesta assolutamente condivisibile, al di là e oltre le scelte del governo guidato dal mangiatore di nutella, quella del sindaco di Napoli De Magistris di dichiarare aperto il porto della sua città alle navi con gli sciagurati a bordo che da oltre 15 giorni vivono al freddo e con pochissimo cibo mentre o governicchi maltese e italiano litigano su chi deve accoglierli. Qui si sta violando non la disposizione del nutellaro e del suo giullare, ma si rivendica forte il rispetto delle vite umane. Da questo punto di vista l’illegalità del sindaco di Napoli è doverosa. Prima restiamo umani, poi parliamo di scelte politiche e di Europa latitante.
E per parlare di minimi sistemi, poche ore fa si è dimesso Carlo Salvemini, il sindaco di Lecce. Molte parole si spenderanno ora,  molta sinistra dirà che è stato un sindaco poco sinistro, molta destra dirà (fatta la tara di ex assessori ora ai domiciliari) che loro avrebbero governato meglio, poco importa se hanno lasciato una delle città più belle d’Italia allo sfascio economico ed amministrativo dopo 25 anni di governo che si può riassumere con la frase pronunciata da un noto esponente delle destre leccesi negli anni del loro “splendore” quando ebbe a dire “A Lecce coumandamu nui”. Il concetto di amministrare democraticamente era quello del comando, in quattro parole un trattato di filosofia amministrativa del centrodestra leccese (erede della Poli Bortone).
Di Salvemini, personalmente, non ho condiviso alcune scelte di alleanze, tuttavia, visti gli esiti del ballottaggio, ha avuto ragione lui. Per il resto, in questa brevissimo periodo alla guida della giunta, ha dovuto sottostare a numeri ostili, è stato sorretto da personaggi che non vedevano l’ora di mandare tutti a casa, però ha reso Lecce una città decisamente migliore di come l’aveva trovata. Per il pochissimo tempo avuto a disposizione ovviamente. Non possiamo che ringraziare lui e i suoi collaboratori ed auspicare in una ricandidatura in maggio, Lecce non deve tornare nella mani di chi l‘ha asciata con il filobus incombente, con gli scandali di Via Brenta, della case popolari e non solo. A lecce nessuno deve poter dire “cumandamu nui”. Non chiudere le finestre riaperte dopo 25 anni è un dovere ed un bene per la città tutta.
E il sogno (utopia?) sarebbe quello di poter vedere una sinistra veramente unita, lascando andare i cascami delle tristi recriminazioni, forse è tempo di risedersi attorno a un tavolo con umiltà e idee nuove, ci sono le idee, ci sono le persone. Si può fare.

lunedì 10 dicembre 2018

in ricordo....


La morte è la curva della strada

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.

(F. Pessoa)


Si affastellano pensieri e ricordi. Stilettate della memoria, momenti ai quali non pensi mai perché è inutile farlo, anzi, a ben vedere non sapevi neppure di avere più. Però al momento giusto eccoli riapparire in una notte di semi insonnia, uno ad uno. E pensi che nessun computer potrà mai avere la capacità del ricordo perché è privo di emozioni, è solo un magazzino asettico di informazioni. Mentre io ricordo da bimbo, quel giorno in cui mi sbucciai, cadendo, un ginocchio, la mano che mi medicò era vera, calda. E i pranzi incasinati da rumori e “stai composto mentre mangi”, e risate, hanno lasciato una piccola emozione che mi porto ancora addosso. E ditelo a un computer di emozionarsi, o di pensare se razionalmente ha sentore di vita dopo la morte.
Macchè, ora è finito un ciclo e rimane la vita nel ricordo di chi rimane, tutto lì. E quando i ricordi sono mille e altri mille allora puoi volare per lungo tempo su un mare infinito.

Ciao Francesca.



venerdì 23 novembre 2018

governi assurdi, Cicerone e notizie


Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?
Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?

(Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?
Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?) (Cicerone, prima orazione Catilinaria)

Mi è tornato in mente questo incipit di scolastica memoria leggendo le brutte cronache che invadono i nostri giorni.
Leggo di un bimbo, a Venezia, multato di 66 euro per “utilizzo di acceleratore di velocità” (la multa ovviamente è stata comminata al di lui padre). Il terribile “acceleratore di velocità” è noto nel parlare comune come “monopattino”. 
Ora, chissà, aspettiamoci un’ordinanza che vieti di mangiare un panino seduti su una scalinata, additando il reo come fuorilegge pericoloso. Ops, già l’abbiamo, la fece l’ex sindaco di Lecce.
Leggo di una ragazza italiana, cooperante, rapita in Kenia mentre faceva il suo lavoro con i bimbi locali, e leggo di commenti sui social truci, terrificanti, che lasciano impotenti, facendo passare la ragazza come “puttana che doveva starsene a casa” e altri che non cito per carità e buon senso.
Leggo delle ville abusive dei Casamonica finalmente demolite, e della passeggiata fatta dal ministro degli interni e dal presidente del consiglio a vedere uno sfratto come i pensionati curiosi che guardano i lavori nei cantieri. Quasi i due tipi non avessero nulla di più serio da fare se non fare passerella davanti ai cronisti.
Leggo di una nave di Medici Senza Frontiere bloccata perché accusata di gettare rifiuti tossici in mare. Gli stessi MSF che rischiano la loro incolumità per salvare vite umane, secondo gli inquirenti in epoca del governo guidato dai curiosi di sfratti, metterebbero in pericolo la vita e l’ambiente per non fare la raccolta differenziata?
Leggo di una ministra molto attenta alla scelta del suo parrucchiere che dice “l’Europa ci ha bocciato la manovra per colpa dei governi precedenti” nuova versione di “e allora il PD?”. Che è poi la stessa ministressa che in campagna elettorale giurava “NO TAP ora e sempre” e appena arrivata al governo cambiò idea inopinatamente, alla faccia degli elettori salentini che l’avevano elevata al grado di deputatessa. Come si dice: “cornuti e mazziati”.
Leggo che quelli che urlavano contro l’occupazione della TV pubblica da parte della politica, appena al governo si sono spartiti i canali della RAI, “a me l’uno e il tre, a te il due”.  Uno ei primi risultati di questo scempio è stato vedere in TV un tizio che si fa chiamare ministro, tal Toninelli Danilo, gattonare davanti a una classe di bimbi.
Leggo sui social frasi sconvolgenti contro gli immigrati, auspici di morte, di violenze, speranze che dietro ogni stupro ci sia un immigrato, tralasciando il fatto che la maggior parte di omicidi di donne sia fatto da italianissimi mariti o fidanzati che magari votano salvini.
Leggo che movimenti come casa pound o forza nuova, in qualità di accesi sostenitori del governo guidato apparentemente da Conte, nei fatti da Salvini e dal suo secondo Di Maio, sono sdoganati e tutto possono fare. Il governo sgombera un centro con immigrati che si trovano, in inverno, a dormire all’aperto e lascia tranquilli quelli di casa pound che occupano una edificio da decenni. “Pecunia non olet” esattamente come i voti.
Leggo di “prese di coscienza” dei alcuni politici salentini che passano da Forza Italia (il partito guidato da un preguidicato a cui manca solo il reato di abigeato per completare il quadro) alla Lega (il partito guidato da uno che chiamava fino a pochi mesi fa i meridionali “terroni di merda”  condannato a restituire 49 milioni di euro agli italiani, quattrini frodati dal suo partito).
Leggo che ogni cittadino della provincia di Lecce, neonati compresi, gioca d’azzardo (slot, gratta e vinci e compagnia bella) 1200 euro l’anno. Siccome io non gioco qualcuno getta via 2400 euro. E sento la mancanza di sensibilità della politica locale al fenomeno, neppure la notizia ufficiale che sono le mafie a gestire l’azzardo pare spostare l’attenzione dei nostri governanti. Informare, fare una piccola campagna, costruire regolamenti cittadini sulla materia, tutto sotto traccia, sotto silenzio. Forse non è un problema.
Il tutto condito da ondate mai viste prima di xenofobia, razzismo e inneggiamenti al pugno di ferro contro immigrati che arrivano qui pieni solo di voglia di vivere e si trovano a sopravvivere malamente per un’Europa assente e un’Italia forte con i deboli e debole con i forti. Con tutti i TG e i giornali pieni di quella cosa stramba che non conoscevamo fino a 15 anni fa: lo spread.
Intanto, mentre il governo dei peggiori sgoverna, le opposizioni si sfaldano come neve al sole. Il PD si presenta al suo congresso con sette candidati in lotta fra loro, quasi fosse un partito vero che non è sceso in pochi mesi dal 40 al 18% dei voti. Il resto delle sinistrate sinistre alle prese con miniscissioni di minimovimenti litigiosi quanto inutili perché rappresentano poco meno del 2% degli elettori.
Insomma, è un quadro desolante quello che leggo. Raccapricciante a fronte dei problemi reali, della mancanza di soldi, della disoccupazione, delle famiglie che non si curano più perché non possono reggere economicamente il costo delle cure. Raccapricciante perché il paese cade a pezzi per mancanza di manutenzione del territorio: fiumi che invadono ed esondano, ponti che crollano, paesi distrutti da terremoti e mai ricostruiti, e potremmo proseguire. Tuttavia, leggo sondaggi che assegnano agli attuali governanti addirittura il 60% dei consensi. Pur prendendo con le pinze questo dato è preoccupante sapere che troppe persone diano fiducia a politici incapaci, xenofobi, figli della primissima repubblica, quella delle banane, quando litigano e si ricattano con voti segreti “io voto il tuo decreto, tu vota il mio altrimenti è guerra”.
La domanda che si impone è di antica memoria: “che fare?”
Senza partiti di riferimento, senza leader riconoscibili, senza sapere chi votare in caso di elezioni anticipate, cosa rimane? Forse il partire dal basso, dai movimenti, con l’umiltà di parlare con le persone che si incontrano mettendo in luce le assurdità di questo governo non solo inutile, ma dannoso. Forse c’è la necessità di un altro ’68, che metta in discussione l’ordine apparente delle cose. Una rivolta silenziosa, piazze piene di gente che discute, giuste contestazioni a ministresse ben pettinate quanto inutili e dannose, soprattutto con la consapevolezza di voler votare non il meno peggio ma il meglio, e questo meglio occorre cercarlo con attenzione, nonostante una legge elettorale che criminalmente toglie valore alla stessa idea di democrazia intesa come partecipazione.
Utopie? Forse lo sono, però me lo chiedo: quousque tandem abutere patientia nostra?   

lunedì 5 novembre 2018

Dialogo dei ragazzi morti - l'ultimo romanzo di Francesca Caminoli





“…Inventiamoci qualcosa…rompiamo gli schemi. Volevamo cambiare il mondo laggiù e non ci siamo riusciti. Proviamo a farla qui la nostra rivoluzione..”.

Ammetto, ho faticato a metabolizzare “Dialogo dei ragazzi morti” di Francesca Caminoli e Guido Veronesi. Il motivo principale dei tentennamenti è la difficoltà del confronto con la morte e con il dilemma del grande mistero che la avvolge. Una cosa è la razionalità che pretende di farci capire che la morte è banalmente la fine di un ciclo, dopo di che, per chi ha una fede qualunque, l’apertura di un altro momento, diverso è, per chi non ha un aldilà, un paradiso, inferno, ade, regno dei morti a cui credere,  il rendersi conto che il mai più, il nulla e il per sempre, l’eterno, sono concetti astratti e inconcepibili. Siamo qui ed ora, abbiamo un orizzonte che i nostri sensi ci lasciano vedere, l’oltre pensiamo di immaginarlo, il nulla pensiamo di poterlo concepire, in realtà sono concetti fuori dalla nostra portata, siamo confortati solo dalla razionalità, dall’orizzonte che abbraccia lo sguardo.
Francesca ha dovuto e confrontarsi con il dramma forse più grande per un genitore: la perdita del figlio giovanissimo. Guido, pittore e, scopriremo poi, scrittore di piccoli racconti quasi surreali,  decise di porre fine alla sua vita.
Francesca da allora elabora quel lutto anche come scrittrice  (sei i titoli pubblicati con la casa editrice Jaka Book: Il giorno di Bajram, La neve di Hamed, Viaggio in requiem, La guerra di Buobakar, C’erano anche i cani, Perché non mi dai un bacio?).
In “Viaggio in requiem” racconta del suo viaggio, da sola, dalla sua casa di Lucca a Otranto, dove Guido decise di morire, nel viaggio intenso e denso di emozioni, con Guido parla a lungo, racconta, scrive, metabolizza. Solo a Otranto, a un anno esatto dalla morte del ragazzo, decide di lasciarlo andare, libero, finalmente.
Dopo, fra le carte di Guido, vengono fuori sette piccoli racconti, Francesca li elabora e li utilizza per costruire un romanzo agile ma denso di emozioni e di “storia”. Si intravvedono le speranze di una generazione che voleva “cambiare il mondo” e le sconfitte di quella rivoluzione, ancorchè incruenta, che ha sbattuto contro una realtà che spesso diventa “l’inverosimile vero” che ci avvolge. Così sette sono i racconti, come sette erano Guido e i suoi amici che, per scelta o per destino, se ne sono andati troppo presto, in modi diversi ma con destini simili. Forse per il disagio di vivere in un mondo che non consente disagi. Come dice Tre in un passaggio del libro “...abbiamo vissuto con troppa intensità l’angoscia che è insita nel quotidiano vivere di molti, abbiamo vissuto la sensibilità dilatata a tutti gli esseri ed è un carico insopportabile, ma noi abbiamo avuto la forza o il coraggio o la follia, chiamiamola come ci pare, di farcene carico…”, ora, in quell’aldilà immaginato, se ne vogliono fare carico per consentire a chi rimane di vivere con più leggerezza. Queste anime senza nome, chiamate solo con i numeri, da uno a sette, nel loro nuovo mondo, compiono un viaggio varcando anche confini non leciti, attraverso le contraddizioni dell’inverosimile vero, pensando a come eliminare la sofferenza e l’ingiustizia per gli umani che stanno là sotto, magari facendosene carico perché in quel loro nuovo mondo non esiste sofferenza.
Ne scrive mirabilmente  Margherita Loy su Il Fatto Quotidiano:
“Anima il romanzo una grande indignazione per le ingiustizie. I sette ragazzi guardano il mondo eterno in cui si muovono, in cui non c’è più sofferenza o morte, e si chiedono perché non rovesciare le cose, e far accadere il male dove questo non può nuocere a nessuno, visto che tutti gli abitatori della vita eterna sono insensibili al dolore. Così il mondo di sotto sarebbe finalmente libero dalla violenza, dalla miseria, dalle ingiustizie”.
Poi quegli arcobaleni dipinti sui muri.
Non è, in fondo, un rimpianto per le rivoluzioni mancate, è la consapevolezza di una speranza che non sa morire.

Francesca Caminoli e Guido Veronesi – Dialogo dei ragazzi morti – Jaka Book – Pagg. 87 - €15,00