Commenti

Non pubblicheremo commenti anonimi.

domenica 31 dicembre 2017

E vabbè, buon 2018

A fine anno di solito ci si dedica a bilanci, pensieri, proponimenti che puntualmente vengono disattesi. Banale dire che il 31 dicembre è solo il 31 dicembre, un giorno come un altro, solo che nell'immaginario diventa la fine e l'inizio di qualcosa di nuovo che nuovo non è. 
Comunque nel 2018 accadranno cose, in Italia si voterà e, a sentire i primi boatos della campagna elettorale, succederà che: 
pagheremo meno tasse, 
si lavorerà di più, 
saremo più ricchi, 
saremo sicuramente più belli. 
Chi promette flat tax, che è poi l'abbassamento verticale di tasse per i ricchi e la povertà per i poveri, addirittura anticostituzionale. Ma ben sappiamo che la Costituzione è un optional per molti. Qualcuno ha provato a stuprarla in due riprese, prima Silvio detto il breve, poi il Matteo da Firenze. E' andata loro malissimo.
Sicuramente ci saranno meno guerre in giro per il mondo (dicono), e l'Italia farà il suo dovere in merito proseguendo ad esportare armi ai paesi in guerra. 
Lotteremo strenuamente contro l'inquinamento da fonti di energia fossili costruendo nuovi gasdotti che passano in territori delicati e fragili e soprattutto passano sulla testa delle popolazioni locali che vorrebbero dire la loro sull'utilizzo del territorio e delle risorse. Ma il gas metano è una risorsa fossile o rinnovabile? Bah.
Nel nuovo anno saremo tutti più buoni, è vero. Molti sindaci verde vestiti faranno ordinanze nuove per impedire a volontari di offrire una tazza di latte caldo ai clochard, altri sindaci faranno panchine sulle quali sarà vietato sedersi per i non ariani e così via. La chiamano democrazia.
Nel nuovo anno alcune città saranno virtuose e faranno intravedere un futuro diverso, magari tortuoso, ma migliore, si azzereranno inutili opere poco dignitose per l'intelligenza (penso al filobus a Lecce),  si faranno piani traffico meno inquinanti, si favorirà la pedonalizzazione e la ciclabilità delle città. Alessandria pare vada in direzione ostinata e contraria a tutto ciò, ma ben sappiamo che la concezione di vivibilità deve rendere conto ai pacchetti di voti. L'automobilista e il commerciante che vuole le auto in pieno centro valgono alcune centinaia di voti in più delle persone che hanno una visione democratica e intelligente del bene comune.
Sicuramente non muterà il comportamento di chi parcheggia in doppia fila o sugli scivoli per carrozzine, però lo faranno in modo virtuoso: mettendo le quattro frecce che, come noto, significano "torno subito", non certo "luci di emergenza" come dice il codice della strada che è un optional, un fardello inutile quando non dannoso.
Nel 2018 sicuramente si scriveranno altre centinaia di libri, molti ne usciranno sul cinquantesimo del '68, molti analisti analizzeranno, storici storicizzeranno,  molti diranno "formidabili quegli anni", altri molti diranno che furono una sciagura. Ce ne faremo una ragione. 
Molti libri si scriveranno, molti di meno saranno letti. 
Insomma, un anno esattamente come molti altri già visti e passati. Rimarrà solo il rammarico di invecchiare inesorabilmente e un pensiero: chi muore a capodanno non muore più per tutto l'anno.
Buon 2018 a tutti!

giovedì 28 dicembre 2017

Nicholas Winton, l'uomo che salvò 669 bimbi dall'olocausto

Nicholas Wertheim nacque a Londra il 19 maggio 1909, assunse poi il cognome di Winton, e morì a Maldenhead il 1 luglio 2015.
Di origini ebree decise, nel 1939, di andare a Praga proprio quando iniziavano le deportazioni degli ebrei. Nicholas immediatamente si diede da fare, riuscì a salvare 669 bambini organizzando viaggi in treno verso la Gran Bretagna e trovando loro famiglie accoglienti. Otto treni riuscirono nell'intento, il nono non riuscì a partire per l’inizio della seconda guerra mondiale.
Questo lavoro di Nicholas rimase sconosciuto fino al 1988, non ne parlava con nessuno, per il semplice fati che era convinto di aver fatto ciò che doveva, né più, né meno. Nessun eroe sa di essere eroe. E nel 1988 la moglie Greta mettendo a posto carte in una soffitta trovò i registri con i nomi, le date, le destinazioni dei bimbi salvati da Nicholas. Quei fogli vennero consegnati ad un giornalista della BBC, Nicholas venne invitato alla trasmissione come ospite fra il pubblico. Solo ad un certo punto uscirono i diari e dal pubblico partì un vigoroso applauso, tutti si alzarono, solo Nicholas rimase di stucco, non comprendeva. Quel pubblico era composto dai bimbi salvati o dai loro discendenti. Nel 2010 venne nominato in Inghilterra “eroe britannico dell’olocausto”. Non è fra i giusti delle nazioni in Israele in quanto ebreo, questo riconoscimento viene attribuito ai non ebrei.


giovedì 21 dicembre 2017

Disabilità e diritti. Intervista con la dottoressa Chiara Rotundo


Chiara Rotundo
Chiara Rotundo è una giovane neo laureata in scienza della comunicazione all'università del Salento. Nella sua tesi  ha trattato dei diritti umani e disabilità.
Chiara è diversamente abile, come preferisce definirsi.
I diritti umani sono un prodotto storico, come scritto sulla tesi, infatti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 e via via fino alla convenzione ICF (Classificazione internazionale del funzionamento disabilità e salute) del 2001, molti passi avanti sono stati fatti nelle varie legislazioni nazionali e nel superamento della parola handicappato che è riduttiva e invita a pensare a comportamenti meramente assistenzialisti, per giungere alla più completa e complessa definizione:  diversamente abile che rende l’idea di abilità coniugate in modo diverso, comunque presenti.
Per quanto ci riguarda più direttamente, la Costituzione Italiana parla di diritti inviolabili, ed è del 1975 la Dichiarazione ONU dei diritti dei disabili, ratificata dall'Italia  nel 2009.
Proprio l’Italia come legislazione è avanzatissima, i diritti fondamentali quali: istruzione, lavoro, formazione professionale, abolizione delle barriere architettoniche, gestione dei servizi, vita sociale, sono ben delineati ed espressi nelle leggi vigenti. Tuttavia esiste un gap di non facile soluzione, non sempre le leggi vengono attuate puntualmente, anzi, moltissimi sono i ritardi e le mancanze, anche la concezione del disabile come bisognoso solo di assistenza è dura da cambiare.
Dove le opportunità esistono i risultati sono evidenti, gli studenti con disabilità iscritti all'università sono passati da 5.947 dell’anno 2001/2002 ai 11.407 del 2006/2007. Dati che debbono aiutare a riflessioni e pianificazioni diverse, forse più coraggiose.
Stiamo parlando di una fetta molto consistente della popolazione, nel mondo si contano 650 milioni di diversamente abili, in Italia 5.800.000, il 10% della popolazione. Di questi il 50% vive in famiglia o in istituti. Un altro dato sensibile è che dei disabili in Italia l’80% ha un’età superiore ai 65 anni, il 17% fra i 15 e 64 anni. Questi numeri impongono un ripensamento dei servizi resi, “oltre all'inserimento al lavoro delle persone attive, non si possono trascurare i servizi assistenziali e sociosanitari dei non attivi” come leggiamo nella tesi.
Troppo spesso per distrazione o altri motivi non facciamo caso ai mille problemi che ci stanno attorno, per questo comprendere è importante, ascoltare, parlare. E noi con la dottoressa Chiara Rotundo abbiamo parlato della sua tesi, del suo modo diversamente abile di vedere la vita.

Handicappato, disabile, diversamente abile. Negli anni le definizioni sono state diverse

Il disabile e l’handicappato sono persone definite come bisognose di assistenza, la cosa è riduttiva e tutto sommato inquietante, il termine corretto è diversamente abile non in senso dispregiativo. Siamo persone con abilità coniugate in modo diverso, noi possiamo camminare da soli, possiamo vivere, lavorare, studiare, abbiamo necessità solo di strategie alternative sensibili alle nostre individuali disabilità, quello che chiediamo è un’integrazione più completa, che tenga conto delle nostre potenzialità. Il diversamente abile arriva a traguardi simili a tutte le altre persone, solo che lo fa con strumenti e strategie diverse.

Come leggo nella tua tesi, in Italia dagli anni ’70 del novecento si è iniziato a prendere coscienza del problema.

Solo nel 2001 in realtà si parla dei disabili come risorsa, prima, dagli anni ’70 appunto, si diceva di assistenza e basta, solo dopo si parlò dei diritti, dell’aspetto sociale oltre che clinico. Prima si pensava che il disabile non potesse arrivare a raggiungere alcuni traguardi. Solo dal 2006, per fare un esempio, sono state aperte le iscrizioni alle università, e questo è stato un passo avanti importantissimo.

Quindi possiamo dire che il percorso è avviato

Certo, solo che tutto procede troppo lentamente. A livello universitario l’integrazione c’è stata, è vero, tuttavia vivendola dall’interno posso dire che moltissimo è ancora da fare. Occorre diminuire la burocrazia ed aumentare la coscienza, anche  dei genitori e degli studenti stessi. Molto spesso i genitori sono ancorati a visioni assistenziali e tendono ad essere iperprotettivi con i figli diversamente abili, personalmente non ho avuto problemi, la mia carriera scolastica (Chiara ha frequentato lo scientifico biologico all’istituto Deledda n.d.r.) mi ha insegnato ad accettare la mia disabilità, soprattutto a non avere timori, a rivendicare diritti, tuttavia molti nella mia condizione si sentivano e purtroppo si sentono inferiori e forse si sentono pesi per la società.

I rapporti con gli altri tuoi coetanei sono stati buoni?

Sempre belli, anche se a volte difficili. Il cammino che dobbiamo compiere è imparare a fare da soli, soprattutto a non aver timore di chiedere aiuto quando occorre, sia ai compagni che  alle autorità. Diritti e doveri per tutti, anche per noi. I programmi dovrebbero essere fatti in relazione all'inclusione con gli altri ragazzi.
Purtroppo a volte la burocrazia è deprimente, per gli ipovedenti, giusto per fare un esempio che mi ha toccato da vicino,  per tutto il periodo dei miei studi e nonostante richieste reiterate, ancora l'ASL non ha fornito  il videoingranditore che avevamo chiesto da anni, la burocrazia è avvilente, lunga e spesso né i genitori né i ragazzi sono a conoscenza dei loro diritti. Per avere testi leggibili con agilità ognuno deve pensare per conto proprio a fotocopiare, ingrandire, facilitarsi la vita. Anche il servizio di tutoraggio all'università ha delle lacune, per laurearmi l’ho utilizzato pochissimo perché le ore di affiancamento non sono sufficienti, tutto ciò nonostante l'impegno costante dei tutor. 

Nella tesi comunque dici che in Italia le leggi rispetto ai diversamente abili sono all'avanguardia.

E’ vero, se pensiamo che negli anni ’70 non c’era inclusione alcuna nelle scuole, ora vediamo risultati e comportamenti diversi. In Italia siamo il 10% della popolazione, oltre 5.800.000- Però parliamo di legislazione, l’attuazione delle norme è ancora in alto mare.

Parliamo di Lecce, la città come risponde rispetto ai vostri problemi?

Le barriere architettoniche sono troppe, la mia disabilità non è gravissima, io riesco a muovermi, a prendere i mezzi. Lo faccio, sia pure con difficoltà.  Il trasporto pubblico a Lecce per noi è al Far West. Mezzi senza pedane, passaggi troppo rari. Questo e la mancanza di consapevolezza fanno si che il diversamente abile si senta emarginato, perché bisognoso di assistenza anche per percorrere con la carrozzina un banale marciapiedi.

Secondo te l’amministrazione comunale ha consapevolezza dei problemi dei diversamente abili?

Fin’ora molto poca purtroppo. Avevo scritto tempo fa alla passata amministrazione, ma risposte non ne ho avute. Ho commesso l’errore di non protocollare la lettera, è vero, però non ho ricevuto risposte. Io sarei disponibile a incontrare chi amministra e se serve anche a collaborare, parlarne.

Quali priorità chiederesti di affrontare?

La manutenzione della città e il discorso dei trasporti. Sarebbe importante avere marciapiedi percorribili, più corse dei bus urbani. Se è vero che i cittadini leccesi non utilizzano il mezzo pubblico, altrettanto vero è che c’è carenza degli stessi.
In occasione della candidatura di Lecce a capitale della cultura 2019 c’è stata l’apoteosi dell’ipocrisia, c’era una Lecce di facciata da presentare al mondo, piccoli bus urbani che giravano come fossero circolari, era bello, poi sono spariti nel nulla.

Parliamo di inserimento al lavoro

 Altro problema, ogni volta che presento un curriculum mi si dice che mi mancano esperienza e formazione. Però se non mi danno possibilità di fare esperienza e le aziende o le amministrazioni pubbliche non si mettono a disposizione per corsi di formazione, è un  cane che si morde la coda.
Inoltre la chiamata per i diversamente abili è soprattutto numerica, se un’azienda deve assumere  due disabili raramente tiene conto delle peculiarità e delle capacità individuali. Esiste, è vero, lo sportello “diversità lavoro” però non fornisce strumenti idonei.
Ecco il ruolo delle amministrazione pubbliche  potrebbe essere anche quello di pensare a sportelli che mettano in rete richieste e domande, soprattutto che informino sui diritti individuali.

Come vedi il tuo futuro?

Diciamo che sono positiva con cautela. Ci sono pochi concorsi, teniamo conto che il diversamente abile non può spostarsi agilmente. E i pochi concorsi sono fatti con strumenti non adeguati. Purtroppo finita la scuola il disabile viene di nuovo gestito dalla famiglia e basta. In altre realtà, in altri contesti cittadini, i disabili trovano lavori diversi, penso a ristoranti e altro. Qui in meridione la città e le amministrazioni pubbliche sembrano non curarsi del problema. Ribadisco a costo di essere ripetitiva, noi non abbiamo bisogno di sola assistenza, vogliamo attenzione e il diritto di costruire la nostra indipendenza nella nostra città.




mercoledì 13 dicembre 2017

Gelidicio... mi mancava

E va bene, lo scempio della lingua italiana prosegue imperterrito, e i giornali ci sguazzano. Dopo il terrificante “femminicidio”, dopo “la sindaca” “l’assessora” (un pedriatra maschio ha fatto mettere sulla targa Dott. Tal dei Tali PEDIATRO), ora siamo di fronte al “gelicidio”. Ovviamente alcuni puristi giustificano dicendo che stillicidio su dice ecc. ecc. tuttavia l’uso comune della lingua italiana porta in altra direzione. Se assisto ad un incidente fra due auto non parlo di “tentato auticidio” ma di tamponamento. Se pesto inavvertitamente il frutto lasciato da un cane non parlo di merdicidio e così via.
Comunque aspettiamo i botti di capodanno e se qualcuno si farà male con i petardi parleremo di petardicidio e basta. Olè.
Leggendo i giornali apprendo che Di Maio propone la chiusura festiva dei negozi e (spero) dei centri commerciali durante almeno sei festività l’anno. Proposta assolutamente condivisibile per una serie di motivi. Innanzitutto consentire a chi lavora in quei luoghi una pausa e di riprendersi la vita almeno in parte. In secondo luogo consentire alle famigliole che portano i bimbi la domenica al centro commerciale a vedere, come si diceva un tempo, “quelli che mangiano i gelati” e tutte le belle lucette accese, di riprendersi un po’ e magari fare quattro passi all’aria aperta.
Fino agli anni ’70 del secolo scorso le domeniche i negozi erano chiusi e nessuno moriva di fame per mancanza di panetterie aperte. Quello che è invece disarmante è il “dibattito” sui social che sempre più si dimostrano palestra di stupidità. I fautori del “sempre aperto e chi se ne scatafotte dei commessi” non esitano a paventare anche la chiusura degli ospedali, delle stazioni e via dicendo. Questi intelligentoni non sanno distinguere fra un servizio essenziale e una panetteria, fra un pronto soccorso e il macellaio. Per questi “signori” acquistare la fettina di lonza di maiale la domenica alle 16,30 è  importante quanto trovare una guardia medica funzionante.

Personalmente non voto cinque stelle, però una proposta decente tale rimane, anche se la fa un grillino, e che diamine.  

sabato 9 dicembre 2017

9 dicembre 1888 - Nasce "l'apparecchiatura di calcolo"

Il 9 dicembre 1888 Herman Hollerith installa la sua "apparecchiatura di calcolo" al dipartimento di guerra degli U.S.A. - La Macchine era stata inventata per calcolare velocemente i risultati del censimento della popolazione. Era a schede perforate:

La macchina tabulatrice di Hollerith

"Ogni scheda rappresentava delle risposte (per esempio "maschio" poteva essere rappresentato da una perforazione e "femmina" dalla mancanza di perforazione), usando un particolare codice (chiamato "codice Hollerith"); la macchina era collegata ad un circuito elettrico, che veniva acceso o spento a seconda della presenza o meno dei buchi nelle schede (che avevano la stessa forma di una banconota da un dollaro, per agevolare i depositi).La macchina tabulatrice aveva come base l'idea delle schede perforate di Charles Babbage, ma in questo caso le schede non specificavano il programma, bensì gli input e gli output.
In particolare, una scheda era divisa in 288 zone che rappresentavano i dati anagrafici. Per decodificare queste informazioni, si sovrapponeva in ogni scheda un apparecchio con una batteria di aghi retrattili, che in assenza di perforazione venivano fermati dal cartoncino, altrimenti l'ago finiva in una vaschetta piena di mercurio, chiudendo il circuito. La corrente passava in un filo, azionando un relè , che faceva avanzare di uno scatto uno dei 40 contatori (i contatori servivano per registrare le diverse risposte di un utente)" (wikipedia).

Hollerith è stato il fondatore della IBM.

mercoledì 29 novembre 2017

TAP, NOTAP e il professor Boero


Cantiere TAP militarizzato

La vicenda TAP assume contorni a volte grotteschi, spesso preoccupanti. A fronte di una decisione calata dall'alto senza tenere in alcun conto le popolazioni coinvolte, spesso, all'inizio, con il silenzio assenso delle amministrazioni comunali che non avevano ben compreso di cosa si trattasse, è nato un movimento dal basso che vede nella violenza al territorio, nell'espianto di ulivi anche secolari, nella solita tiritera che ogni governo da dieci anni ci rifila: “l’Europa lo vuole”, un vero e proprio sopruso. Soprattutto se consumato in uno dei luoghi più belli del Salento. A questo aggiungiamo che a fronte di sbandierati impegni all'utilizzo di energie alternative, si vuole pervicacemente fare un’opera che dovrà percorrere decine di KM in terra di Salento per congiungersi alla rete SNAM per utilizzare le vituperate energie fossili.
Secondo un’indagine de L’Espresso, la TAP nel suo insieme puzza maledettamente di infiltrazioni malavitose, finanziarie hoff shore, soldi sporchi, e questo dovrebbe quanto meno allarmare i fautori del tubo sotto il mare.
Così non è, il governo e il parlamento tutto, ad eccezione dei cinque stelle che vorrebbero cavalcare la protesta, e della sinistra fuori dal PD, tacciono. Per quest’ultima rimane il dubbio, dando per scontato che sarà D’Alema il candidato salentino al Senato, non fu proprio lui a volere fortemente TAP?
I deputati e i sottosegretari salentini del Partito Democratico, invece, tacciono e sono favorevoli a TAP. Non così moltissimi sindaci PD, insomma, un pasticciaccio degno del paese dei balocchi.
L’Opera però si deve fare ad ogni costo, a prescindere da ogni protesta. E per farlo la questura e la prefettura non esitano addirittura a militarizzare il territorio, alzare muri e filo spinato, impedire ai contadini di raggiungere i loro poderi, impedire ai pescatori di raggiungere il mare se non con percorsi tortuosi, tagliare fuori dalla civiltà le famiglie che vivono all'interno della cosiddetta “zona rossa”. Ogni giorno carabinieri e polizia in assetto antiguerriglia, molti ospitati a spese della comunità in un noto hotel nel centro di Lecce, fanno la spola dandosi il cambio per “proteggere i lavori”.
Sembra una storia già vista, sembra che qualcuno voglia pervicacemente provocare lo scontro, fare una prova di forza sperando che qualche “pazzo” sedicente NOTAP caschi nel tranello e magari lanci un sasso per poter procedere ad arresti, perquisizioni e quant'altro.
Si vuole provocare, come già per i NOTAV, qualche imbecille che pensi che è l’ora della guerriglia e rovini un movimento nato dal basso, con mille ragioni, con proteste sentite, urlate, ma mai sopra le righe. E ben sappiamo che questi individui esistono (mandati o meno siano) e possono colpire in ogni momento per offrire comodi alibi alle forze dell’ordine.
Al momento il movimento NOTAP è stato forte, ha tenuto bene e con dignità anche a fronte delle provocazioni delle forze dell’ordine, l’auspicio è che si prosegua così, con la solidarietà diffusa conquistata fin’ora.

In realtà le posizioni sono variegate fra contrari e favorevoli al gasdotto, a parte la politica ufficiale, esistono anche scienziati e studiosi che difendono l’opera. Con loro occorre, è indispensabile il dialogo, soprattutto quando sono in buona fede. Le scritte che additano vigliaccamente il Professor Boero, che ho il piacere e la fortuna di conoscere, hanno un amaro sapore di provocazione di stampo diverso da quello NOTAP che abbiamo conosciuto. La sua posizione è nota, magari non condivisibile, ma pulita, schietta, il volerlo additare come possibile bersaglio di proteste che magari qualcuno può leggere in modo strano è non solo non condivisibile, ma rischia veramente di riproporsi come un boomerang contro il movimento stesso. Boero si è distinto negli anni come strenuo difensore dell’ambiente marino, ricordiamo che di biologia marina è docente riconosciuto a livello globale, se qualcosa che va oltre le scritte dovesse mai accadere, cadrebbe anche moltissima solidarietà attorno al movimento stesso. Non è vero che una scritta non ha mai fatto male, a volte una scritta è un sasso lanciato in acque chete e provoca onde. TAP va fermata con tutti gli strumenti legali utili a fermarla, senza cadere nelle provocazioni di soldati in armi né di utili idioti. Parlare di sabotaggio, pur con le sottili disquisizioni lessicali che ne fa qualcuno, è di per sé un cattivo segnale, sabotaggio, nel parlare comune, ha un significato preciso, al di là delle sentenze passate e future.  

mercoledì 22 novembre 2017

No al fascismo a Torino, Milano, Reggio.... E a Lecce quando?

 In presenza di rigurgiti fascisti, xenofobi e razzisti, molti Comuni italiani si rifanno alla Carta costituzionale e ai principi che dovrebbero regolamentare le scelte della Repubblica “nata dalla Resistenza”.

« È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.
(XII disposizione transitoria, Costituzione della Repubblica Italiana) »

Negli ultimi tempi purtroppo le manifestazioni con saluti romani, urla di “duce duce” (successe durante una visita di Salvini a Lecce), l’imbrattamento di targhe di antifascisti, l’immagine di Anna Frank utilizzata dai fascisti laziali, e altre amenità simili, assieme e contestualmente ad atti e proclami dichiaramente razzisti, xenofobi, antidemocratici, hanno caratterizzato la quotidianità ovunque in Italia e in Europa.
Per contrastare almeno in parte questi fenomeni, è intervenuta anche la legge Fiano, votata a maggioranza alla Camera ed ora in Senato per approvazione (hanno votato contro i cinque stelle sostenendo che è misua inutile, bontà loro), e che dice:

«Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici»  (Fonte: Il post)

Molti Comuni si sono adeguati a queste scelte vietando la concessione di spazi pubblici a partiti, enti, associazioni che non si dichiarino contro il fascismo e che si impegnino all’osservanza della carta costituzionale.
Fra i Comuni interessati da queste normative citiamo: Torino, Reggio, Milano.

Auspichiamo che tali scelte vengano assunte in tutte le città italiane e che si prendano nettamente  le distanze da chi evoca il fascismo, l’intolleranza e la xenofobia come valori. 

domenica 19 novembre 2017

19 novembre 1961 muore Gino Girolimoni, il mostro di Roma

Ph: radio24
Gino Girolimoni ( Roma, 1 ottobre 1889 – Roma 19 novembre 1961) fu un fotografo romano. Il suo nome divenne per lunghissimi anni sinonimo di pedofilo. “Quello è un Girolimoni” si sentiva dire, a volte ancora si sente, soprattutto dagli anziani che hanno memoria degli eventi, quanto meno della loro eco.
I fatti dicono di Roma,  dello stupro di sette bambine e l'assassinio di cinque di loro, nel 1924. E raccontano della fibrillazione della polizia che, incalzata dallo stesso Mussolini che convocò il capo della polizia per procedere urgentemente a risolvere il caso. Secondo il dittatore, l’Italia non doveva fare figuracce a livello internazionale ed occorreva “a qualunque costo” trovare un colpevole.
Le indagini furono affrettate e raffazzonate, a fronte di testimonianze che descrivevano un individuo alto, con i baffi, ben vestito, i poliziotti fermarono storpi, dementi, invalidi. Un vetturino, colpito da sospetti, si suicidò per l’onta subita. Finchè non venne arrestato Gino Girolimoni con boatos mediatici incredibili che, nonostante il processo lo prosciolse da ogni accusa per discordanze con le testimonianze, e nonostante molte prove, si saprà dopo, vennero fabbricate ad arte per compiacere il dittatore, per tutta la vita venne bollato come “il mostro di Roma” passando come tale nell’immaginario collettivo. Da annotare che anche il criminalista Samuele Ottolenghi, seguace del Lombroso, ravvisò nel volto pacato del Girolimoni i tratti del criminale.
Fu l’investigatore Giuseppe Dosi che, da sempre convinto dell’innocenza di Gino, proseguì le indagini fino a trovare una pista alternativa. Scoprì infatti che un pastore protestante , l’inglese Ralph Lyonel Brydges, già sospettato per violenza carnale, poteva essere il colpevole, prove furono trovate nella cabina della nave in cui alloggiava. L’accusa non procederà oltre perché i rapporti diplomatici con la Gran Bretagna avrebbero potuto risentirne.
Fatto sta che nessun colpevole verrà mai trovato.
Girolimoni, perso il lavoro e la possibilità di trovarne altri, vivrà una vita precaria, con piccoli lavoretti, fino al 19 novembre 1961, al suo funerale parteciparono pochissime persone, fra queste l’investigatore Dosi.




sabato 18 novembre 2017

Genocidio!

si chiamava Muhammed


Genocidio
[ge-no-cì-dio] s.m. (pl. -di)
• Metodico sterminio di un intero gruppo etnico o religioso

Siamo nel 2017, i liberatori e i partigiani che misero fine alla seconda guerra mondiale e alle più ignobili imprese del nazifascismo, ai campi di sterminio in Europa, e che a noi, in Italia,  regalarono la Carta Costituzionale che è un unicum al mondo e che all’articolo tre recita:

Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

E ancora  l’Italia e  l’Europa  aderirono alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che inizia con queste parole:

Articolo 1 - Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2 - Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Ogni cittadino italiano ed europeo ha il dovere ed il diritto di credere fermamente in questi trattati e nel loro rispetto. Non si tratta di dichiarazioni di intenti, ma di veri e propri impegni presi in nome di intere popolazioni in momenti in cui si usciva da conflitti che avevano fatto scempio della dignità umana con le più ignobili modalità.
Oggi, dopo 69 anni dalla dichiarazione universale, e a 72 dalla fine del secondo conflitto, con i partigiani che credevano fermamente di non dover mai più fare i conti con lo sterminio di intere popolazioni, con le guerre, con la fame, oggi a che punto siamo?
E’ sufficiente leggere le cronache degli ultimi giorni:

“Un rapporto dell'organizzazione non governativa Fortified Rights accusa il Myanmar di "genocidio" contro i Rohingya e di abusi e stupri di militari locali ai danni delle donne di questa minoranza musulmana. In questo documento pubblicato dall'ong assieme al Memoriale dell'Olocausto degli Stati uniti, si spiega che "le forze di sicurezza e i civili birmani hanno compiuto crimini contro l'umanità e hanno condotto una campagna di pulizia etnica". (tgcom24)

E scopri dai TG che nelle alte sfere non si parla mai di genocidio perché altrimenti “la comunità internazionale sarebbe costretta ad intervenire” (sic)

Con la scoperta che i migranti in Libia “vengono venduti all’asta”  (corriere)
Dopo che il ministro (ex PCI, attualmente PD) Minniti, con la complicità della U.E., ha siglato con la Libia vergognosi trattati per rispedire indietro i migranti sapendo benissimo che i diritti umani non venivano rispettati, tanto da meritarsi un serio richiamo dell’ONU stessa :

“Dura condanna all’Ue dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein in tema di migranti: “La collaborazione con la Libia è disumana, la sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza umana, serve proteggerli da ulteriori atrocità”. (fanpage)

E che di genocidio (un altro) si tratti, l’ha urlato forte il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando annunciando denucia contro l’Unione Europea per violazione dei diritti umani. E prosegue dicendo:  
“… Assume ancora più rilievo la Carta di Palermo, che è quella Carta che mi consente di rispondere, a chi mi chiede quanti sono i migranti nella nostra città, che non sono né 60 mila, né 70 mila, né 80 mila. A Palermo non ci sono migranti, chi arriva a Palermo diventa palermitano».
 E potremmo proseguire parlando di minacce atomiche (USA e Corea del Nord in primis) di guerre guerreggiate in troppe parti del mondo, dell’Africa ridotta a deserto dei diritti umani in molte parti. Potremmo dire delle stragi in nome di uno strano dio del terrore, dei palestinesi senza terra e dello scempio del territorio in ogni parte, altro tipo di genocidio, quello che vuole privare l’uomo del suo ambiente in nome del guadagno tutto e subito per pochi a discapito della salute di molti.  
Veramente pensiamo che i sogni dei partigiani e dei liberatori nella seconda guerra mondiale si siano infranti contro l’imbecillità e la viltà di un mondo che consente a pochissimi ricchi e super ricchi di governare le scelte di miliardi di persone, alle mafie di farsi impresa e creare PIL benedetto dal Minniti di turno.
Ecco alcuni temi di programma per le prossime elezioni. Vogliamo porci il problema dei genocidi chiamandoli con il loro nome o proseguiremo a crearne altri rimandando immigrati in Libia? Le voci del populismo più becero dicono “padroni a casa nostra”senza tener conto che casa nostra è il paese, la città, la nazione, il continente il globo che ci ospita. Lo urlano perché sono piccoli, miseri, lo urlano perché sono amici di chi provoca i genocidi chiamandoli birichinate “basta che siano a casa d’altri”. Lo urlano perché hanno il terrore di confrontarsi con altre persone, e purtroppo, anche se pochi, saranno comunque in troppi a votarli, perché è più comodo pensare che  un immigrato ruba il posto di lavoro, invece che ammettere che il lavoro è merce rara per tutti e qualcuno lucra giocando al ribasso sui salari e sui diritti per tutti, non solo per gli immigrati.
Lo fanno perché è ormai chiaro di come le guerre fra poveri sono il viatico per i non poveri per proseguire ad arricchirsi sempre e sempre più, alle mafie per governare sempre e sempre più. In tutto questo si insinua un malinteso cercar voti a qualunque costo, così accade che un Minniti qualunque possa impunemente chiamare democrazia (e di sinistra) una scelta antidemocratica (e di destra) che prevede il mandare Persone nella mani dei loro aguzzini.

Non erano queste  l’Italia e l’Europa ipotizzate e sperate da chi ci liberò dal fascismo, dal nazismo, dalla guerra.  

E l'ONU chiede all'Italia un pò di dignità: Dichiarazione ONU.

giovedì 16 novembre 2017

16 novembre, compleanno di Josè Saramago

JOSÉ SARAMAGO – LE PAROLE

0

Scordiamo le parole, le parole:
quelle tenere, dure, capricciose,
quelle dolci di miele, quelle oscene,
quelle di febbre e fame, le assetate.
Lasciamo che il silenzio dia senso
al pulsar del mio sangue nel tuo ventre:
che parola o discorso può mai dire
amare nella lingua del mio seme?


Josè de Souza Saramago nacque a Azinhaga il 16 novembre 1922, morì a Tias il 18 giugno 2010. Poeta, scrittore, giornalista, critico letterario. Premio Nobel nel 1998.
Le sue ceneri sono sepolte sotto un ulivo alla Fondazione Josè Saramago a Lisbona.

mercoledì 15 novembre 2017

Ascoltando il Bolero di Ravel

Ci sono emozioni che nascono dal semplice ascolto di una musica, dalla lettura di parole che si insinuano dentro di te, ossessivamente.
Come ossessivo è il Bolero di Maurice Ravel.
La ballerina russa Ida Rubinstein commissionò al maestro una composizione tratta dalla suite di Iberia composta da Isaac Albeniz, tuttavia per questa gli eredi non diedero il consenso, così Ravel compose un pezzo al tempo del Bolero,  nacque così la composizione che immediatamente ebbe un successo planetario. La prima esecuzione fu l’11 gennaio 1930 diretta dallo stesso autore.
Dice la cronaca che durante la prima esecuziione una signora del pubblico iniziasse ad urlare dicendo che l’autore era un pazzo. Ravel tempo dopo affermò “la signora ha ben compreso il pezzo”.
“Il brano è strutturato dalla ripetizione di due temi principali A e B, di diciotto battute ciascuno, proposti da strumenti diversi. I temi si sviluppano sull' ostinato del tamburo,  e sull'accompagnamento armonico, spesso proposto in maniera accordale. La successione delle ripetizioni è disposta in un graduale e continuo crescendo, dal pianissimo iniziale fino al maestoso finale, per un totale di diciotto sequenze musicali (nove ripetizioni del tema A e nove del tema B). Il brano, tranne che per una breve modulazione in mi maggiore nell'ultima sequenza che apre alla cadenza finale, rimane sempre nella tonalità di do maggiore, sebbene nel tema B siano presenti elementi tensivi dominanti come il SIb ed il REb che lo differenziano dal tema A diatonico. L'organico orchestrale previsto è un' orchestra con l'aggiunta di un oboe d'amore, di tre sassofoni e di un gong . Con il procedere del brano, i temi vengono suonati da combinazioni di strumenti, al fine di aggiungere timbri all'orchestra.” (Fonte: wikipedia)

sabato 11 novembre 2017

San Martino, Vino, Pane e olio e Patria

(Scritto alle sette del mattino di sabato 11 novembre) 

Fuori è una giornata tipicamente autunnale, quelle in cui la malinconia avvolge. Pioggerella lieve, tempo grigio, freddo umido. Aria di festa perché in Salento San Martino è roba seria, si deve festeggiare il vino novello. Però vino o non vino è bello festeggiare a prescindere da tutto, quindi si cenerà abbondantemente con l’alibi del vino novello, che poi se novello non è non fa nulla, basta che sia vino, perbacco (Bacco, lupus in fabula).
E così occorre far passare la giornata lentamente, castagne lessano sul fuoco, il tg manda notizie, i titoli dei giornali scorrono monotoni sul monitor, i pensieri volano via.
Mille pensieri in realtà, un po’ di nostalgia, saudade, un po’ di riflessioni su quel che accade. Una sindaca, giovane, bionda, bella, sedicente psicoanalista, in quota a forza italia, in un paese lombardo ha deciso con piglio severo di non far mangiare i bimbi i cui genitori sono in ritardo con i pagamenti della mensa scolastica. Solo pane e olio. Dice la signora “ci sono celiaci, bimbi di religioni diverse e altri che hanno diete particolari, in fondo i bambini si abitueranno”. Mah, più che altro a me ricorda l’anonima sequestri, prende in ostaggio i bambini per far pagare il riscatto ai genitori. Comprensibile la preoccupazione,  i comuni hanno bilanci all’osso, meno comprensibile è agire con metodi dalla puzza maledettamente ignobile della mancanza di etica per correre ai ripari. Stessa scelta venne fatta in passato dal famigerato sindaco di Adro, passato alle cronache per aver messo il simbolo della lega nord sul tetto della scuola, anche lui prese in ostaggio i bambini con lo stesso umiliante sistema. Dovette fare retromarcia, anche per un leghista ignorante della Costituzione era troppo.
Si sente spesso parlare, soprattutto da una destra arrembante, di Patria (con la P maiuscola), in realtà Patria ha mutato significato. Deriva dal latimo Pater, stava ad indicare l’appartenenza culturale, storica, etica alla quale gli individui si sentono di appartenere. Patria intendeva il villaggio, la regione circoscritta, la casa paterna, una cultura con un unicum che tuttavia non poteva né doveva essere esclusiva. Anzi, le contaminazioni erano benvenute, come ogni innovazione.
Questo durò grosso modo fino al ‘700. Poi ci fu la sovrapposizione che dura ancora oggi con la parola nazionalismo, che sottende alla superiorità di una nazione, alla chiusura ad altre culture, all’esclusività della parola “civiltà”.
Possiamo parlare di veri patrioti, per esempio, citando i partigiani in buona fede, quelli che ci regalarono la Costituzione che, non a caso, è inclusiva, accogliente. Penso che per molti di loro i confini fossero solo espessioni geografiche da superare, ferma restando l’appartenenza culturale, etica, sociale, religiosa per chi crede, di ognuno, senza tuttavia differenze fra gli individui.
Quello che oggi si vuole spacciare per patriottismo è invece il più fascista degli atteggiamenti, è esclusione degli altri, è il rinchiudersi in confini sempre più angusti proprio mentre la società va in senso opposto, verso l’apertura, verso la pluriculturalità. Le spossanti richieste di “autonomia”, il voler creare staterelli, nuove regioni che escludano le altre, il volere essere unici “padroni a casa nostra” senza mettere in conto che la casa è la terra con le sue pluralità, che debbono circolare merci, ma anche intelligenze, che le ricchezze debbono essere distribuite a livello globale, tutto ciò è inammissibile nella realtà contemporanea. Tutto ciò è nazionalismo vero e proprio.
Per dirla con Montesquieu: “Se conoscessi una cosa utile alla mia nazione che però fosse deleteria per un’altra, non la proporrei al mio principe, poiché, prima d’essere un francese, sono un uomo, (o meglio) perché sono necessariamente un uomo, mentre sono francese solo per caso.”

Concetti simili li spiegò De Gaulle, che proprio rivoluzionario non era e per non scomodare Marx,  quando disse “Il patriottismo è quando l'amore per la tua gente viene per primo; nazionalismo quando l'odio per quelli non della tua gente viene per primo.”
In sostanza, il nazionalismo (quello che qualcuno chiama patriottismo) è un vero e proprio cancro. Non è un caso che formazioni di cultura politica inesistente come la peggiore lega nord predichino le “indipendenze” intese come particulari esclusive ed escludenti, mentre la società vera, quella che osserva e rispetta la Carta Costituzionale e la Dichiarazione Universale dei diritti dell’umanità, vada in senso opposto.

Purtroppo ancora troppi luoghi sono preda di guerre, terrorismo, razzismo, xenofobia. Per fortuna, invece, esiste ancora la voglia di sognare, l’utopia che “serve a continuare a camminare”.

domenica 5 novembre 2017

Carla Nespolo nuovo Presidente nazionale dell'ANPI

Possiamo dire che per l’ANPI il 2017 segna un passaggio epocale. Per la prima volta, alla buon’ora, una donna, Carla Nepolo, è Presidente dell’Associazione. Il fatto che non sia stata partigiana è ininfluente per ovvie questioni anagrafiche. Per questo ANPI decise di aprire le porte anche ai non partigiani, perché l’associazione non deve morire, anzi, deve rinascere ogni giorno. Il periodo che stiamo vivendo è forse uno dei più tetri dal secondo dopoguerra. Si combatte in giro per il mondo, un terrorismo strisciante e dilagante agisce con metodologie imprevedibili, con furgoni lanciati fra le persone, con accoltellamenti improvvisi e con tutto ciò che leggiamo ogni giorno nei giornali.  Lo sfruttamento delle persone, della natura e di interi continenti da parte di multinazionali e affaristi senza scrupoli e senza una visione altra se non quella dell’arricchimento smisurato di pochissimi a scapito di miliardi di persone, fanno si che la massa di “dannati della terra” si senta in dovere di emigrare per cercare nuova vita, una resurrezione che sembra impossibile.
E a livello locale (in Italia) anni, decenni di conquiste fatte dai lavoratori e da persone che avevano un forte senso della Democrazia vengono piano piano vanificate, rese nulle. Un tempo c’era la garanzia di una sanità per tutti, di pensioni, se pur basse, garantite, un tempo c’era la certezza che dal posto di lavoro si poteva essere licenziati “per giusta causa”. Oggi apparentemente non ci sono più posti di lavoro garantiti, le pensioni vediamo in quale stato sono ridotte, la sanità è in mano o a buoni amministratori, o a delinquenti abituali chiamati “governatori”, ed è la fornitrice maggiore di mazzete, tangenti, speculazioni. Roba da criminalità organizzata insomma.
D’altro canto la scuola, con le riforme ultime che la dicono “buona” è diventata, a sentire molti docenti, il regno di improvvisati dirigenti che se ne ritengono i padroni assoluti. Ovviamente non tutti e non ovunque, però il fatto stesso che alcuni lo possano fare è irrispettoso per il buon senso e per la Democrazia.
A fronte di tutto ciò vediamo rinascere prepotentemente in tutta Europa, e  negli USA, un’ondata di razzismo, nazionalismo, neonazismo, fascismo come mai avevamo visto negli ultimi 70 anni. E questo prende corpo anche, ahinoi, fra moltissimi giovani che non hanno più punti di riferimento chiari. La caduta delle ideologie, da questo punto di vista, è stata una sciagura epocale perché si è trascinata dietro la caduta delle idee, dello studio, della conoscenza.   
In Italia soprattutto assistiamo ad un risorgere prepotente di movimenti neofascisti, i saluti romani a Salvini e l’urlare “duce duce” quando parla, le uscite naziste di alcuni parlamentari anche europei (Borghezio in particolare), il leggere che forza nuova non è un club di goliardi, ma un’associazione che muove milioni di euro trafficando con cliniche dentistiche, vendendo quadri di Gauguin, facendo nascere e morire società in giro per l’Europa, sono tutti segnali di un marcio che sta rinascendo e che occorre vigilare costantemente e sistematicamente perché è un marcio finanziato ed appoggiato da occulti personaggi. Purtroppo i partiti sono fuori gioco da questo punto di vista, sono tiepidamente scandalizzati, sono presi dal loro particulare, e, sempre purtroppo, molti esponenti di questi partiti, giudicano associazioni come l’ANPI “vecchi strumenti” di nostalgici, senza rendersi conto che il problema è, oltre che giudiziario, soprattutto politico e culturale. Così non è, e non deve essere. Il fascismo oggi come non mai si coniuga con xenofobia e razzismo, con il rifiuto dell’altro (e bene sappiamo come questo rifiuto sia paura del confronto), con l’omologazione dello straniero al terrorista, del mussulmano all’integralista. Per questo è indispensabile rafforzare l’ANPI e le associazioni che hanno come scopo la difesa della carta dei diritti umani, della Costituzione nata dalla Resistenza, dell’integrazione delle persone al di là delle loro etnie, del loro credo, della difesa dei diritti alla vita di ogni essere umano. Per questo salutiamo la Presidenza di Carla Nespolo all'Associazione Nazionale Partigiani Italiani come momento di proseguimento e rinnovamento di un impegno costante, duro, chiaro contro ogni forma di fascismo, razzismo, nazionalismo.  E per questo l'auspicio è che si prosegua con più forza e coraggio a rivolgersi ai giovani e giovanissimi, di loro non si può fare a meno, sono indispensabili nuovi partigiani che conoscano la Carta Costituzionale, la storia delle stragi e delle deportazioni, c'è bisogno oggi più che mai "dell'uomo nuovo". 

Biografia di Carla Nespolo:
Nata a Novara il 4-3 -1943 e residente ad Alessandria.
Laureata in Pedagogia. Insegnante.
È stata la prima parlamentare comunista piemontese. Di famiglia partigiana e antifascista. Lo zio ( fratello di sua madre ) Amino Pizzorno ( nome di battaglia Attilio ) è stato vice-comandante della VI ( sesta) zona partigiana, operante tra Piemonte e la Liguria.
Ha ricoperto, sin da giovane, incarichi istituzionali e politici.
Dal 1970 al 1975, consigliere provinciale di Alessandria.
Dal 1975 al 1976 assessore all'istruzione della Provincia di Alessandria.
Dal 1976 al 1983, Deputato della Repubblica Italiana, per due legislature.
Dal 1983 al 1992, Senatore della Repubblica, per due legislature.
Dal 1976 al 1979 e' stata segretaria della commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, presieduta da Nilde IOTTI .
Nelle due legislature successive, sia alla Camera che al Senato, vice-presidente della Commissione Istruzione.
Dall''87 al '92, al Senato, vice-presidente della commissione ambiente.
È stata relatrice della legge per la riforma della scuola secondaria superiore, membro della Commissione di Vigilanza Rai e relatrice di numerose proposte di legge sui diritti delle donne. Ha fatto parte della commissione speciale per la legge di parità uomo-donna nel lavoro.
Ha presentato numerose proposte di legge, molte delle quali sono diventate legge dello stato, come la legge per elevare sino a 35 anni, l' eta' per partecipare a concorsi, nel pubblico impiego; la legge quadro per la formazione professionale e la legge per il decentramento universitario piemontese.
Ha partecipato, tra gli altri, ai lavori parlamentari per le legge contro la violenza sessuale e per l'informazione sessuale nelle scuole. È stata protagonista di importanti battaglie ambientali, come quella contro l'ACNA di Cengio e per la tutela degli animali e firmataria della legge per la tutela degli animali.
Dal 20O4 è Presidente dell'Istituto per la storia della Resistenza e della Società Contemporanea in Provincia di Alessandria e dal 2011 è uno dei Vice Presidenti Nazionali dell'Anpi. (da ANPI Nazionale. 3 novembre 2017)



sabato 4 novembre 2017

Non maledire questo nostro tempo - Canzoni contro la guerra

Oggi è il 4 novembre, non festeggio eserciti armati, non mi interessa farlo. 
Ci fu un tempo in cui si credeva che la guerra fosse finalmente finita, in cui il futuro doveva essere solo positivo. Ci fu un tempo in cui le centinaia di migliaia di morti dovevano essere monito. Invece così non è stato, l'oggi ha più democrazia in alcuni luoghi, molto meno in altri, in questi giorni morti e stragi si susseguono. Pensando a quanti lottarono allora, sui monti, nelle città, sulle colline, per darci un mondo meno idiota, ecco la canzone  che ho ritrovato e che conosco da almeno trent'anni è stata scritta da loro:


martedì 31 ottobre 2017

31 ottobre 1970, nasce la teleselezione

Il 31 ottobre 1970 fu una data epocale per la telefonia in Italia.
distretti telefonici

Fino ad allora si poteva telefonare nella propria provincia componendo semplicemente il numero senza alcun prefisso, per chiamate cosiddette "extraurbane" occorreva comporre il 10 per le chiamate nazionali, 15 per le chiamate all'estero, parlare con l'operatrice e chiedere a quale numero e di quale città si volesse parlare, poi occorreva riattaccare ed attendere che la "signorina" (erano sempre signorine e mai signore) richiamasse e dicesse "Siete in linea con il numero richiesto". All'epoca la tariffazione era ogni tre minuti, passato quel tempo la "signorina" (che nel frattempo non si era sposata) si intrometteva dicendo "tre minuti, prosegue o riattacca?" e tu sceglievi che fare. Certo, la privacy era un optional non esattamente amato dalla SIP* , se pensiamo che la "signorina" poteva ascoltare tranquillamente tutta la conversazione. 
Il 31 0ttobre 1970 invece venne introdotto su tutto il territorio nazionale il Prefisso Telefonico. Ogni distretto era ed è tuttora suddiviso e raggiungibile dal prefisso composto prima del numero (0131 per Alessandria, 06 per Roma e via dicendo). Non si doveva usare solo per telefonate nello stesso distretto. Solo nel 1995 la teleselezione coprirà tutto il territorio nazionale ed il prefisso diventerà indispensabile per ogni tipo di chiamata dentro e extra distretto.

* La SIP (Società Italiana Piemontese) nacque nel 1899, nel 1963 investì nella gestione della telefonia con la fusione con  Stipel (Società Telefonica Interregionale Piemonte e Lombardia), Telve (Società anonima Telefonia Veneta), Timo (Telefoni Italia Medio Orientale). Teti (Società telefonica Tirrena) e Set (Società esercizi telefonici).   

domenica 29 ottobre 2017

il 29 ottobre 1969 nasce l'antenato di Internet

Il 29 ottobre 1969 per la prima volta due computer dialogano direttamente fra loro, il sistema si chiama ARPANET.
Dal 1958, in guerra fredda, gli USA creano un istituto di ricerca, ARPA (Advanced Research Projects Agency) che aveva il compito di studiare innovazioni tecnologiche anche nel campo delle telecomunicazioni. Fra queste venne creata una rete per lo scambio di informazioni veloce e sicuro. Gli studi proseguirono per tutti gli anni '60 e '70, fino alla creazione del protocollo TCP/IP (Transmission Control Protocol - Internet Protocol), da quel momento il nome ufficiale fu Internet.
E' stata la più grande rivoluzione degli ultimi secoli, in poco tempo la rete è diventata patrimonio mondiale insostituibile. 

sabato 28 ottobre 2017

A Lecce si violano i diritti umani

«L’ordinanza che vieta sosta e fermata nelle piazzette Riccardi e Castromediano vìola la Costituzione e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo...» (L'articolo completo su quotidiano di Puglia)


L'amministrazione Comunale aveva vietato la sosta in alcuni luoghi in pieno centro storico di Lecce. Una cosa ovvia e scontata per qualunque centro storico, in particolare per quello di Lecce particolarmente delicato, fragile e nel quale le precedenti amministrazioni avevano colpevolmente consentito ogni scempio di traffico, sosta e quant'altro senza mai fare uno straccio di di politica della mobilità. Facendo scelte intelligenti però sono scontate le lamentele di alcuni residenti che vorrebbero parcheggiare nel pianerottolo di casa e utilizzare l'auto per andare a comprare le sigarette a 120 metri. Dal lamentarsi, però, ad arrivare a denunciare la violazione della dichiarazione universale dei diritti umani c'è un abisso talmente profondo e largo che nessuna persona mediamente intelligente può comprendere. E' vero che in Salento ci sono molti avvocati, per carità, forse troppi, probabilmente proprio per questo hanno la necessità di farsi notare. 
Comunque rimaniamo in attesa del prossimo passo che, a rigor di logica, dovrebbe essere la richiesta dell'intervento dei caschi blu per ripristinare il diritto di parcheggio per pochi sciagurati.

mercoledì 25 ottobre 2017

25 ottobre 1881, nasce Pablo Picasso






Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno Maria de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso,  noto come Picasso, il cognome materno (la madre, Maria Picasso Y Lopez era di origine genovese  e sposò  Josè Ruiz y Blasco, insegnante di disegno e pittore di fama mediocre) nacque a Malaga il 25 ottobre 1881.
Nel 1907, folgorato da alcune sculture romane, ebbe la svolta cubista con il dipinto, assieme a Guernica, più noto della sua produzione: Les Demoiselles d'Avignon (Olio su tela 244 cm. x 233),  l'interno di un bordello in cui le cinque figure femminili sono scomposte, per essere viste da più lati, ignorando ogni legge anatomica, destrutturando la figura. In pochi compresero la rivoluzione, neppure gli amici Apollinaire e Matisse. 

Dopo altri viaggi ed altra permanenza in Spagna ed un successo sempre maggiore, nel 1936 si stabilì in Francia per fuggire alla guerra civile. Chiamato a rappresentare il padiglione spagnolo all'esposizione universale del 1937, folgorato dalla notizia del bombardamento di Guernica da parte della Legione Condor, composta da volontari nazisti e dell'aviazione legionaria fascista italiana,   fece con il grigio e nero l'immenso quadro dal tal titolo, appunto Guernica (Mt. 3,5 x 8).
Otto Albetz, funzionario di ambasciata nazista, di fronte al quadro chiese all'autore "E' lei che ha fatto questo orrore maestro?" "No, siete stati voi" fu la risposta.