Commenti

Non pubblicheremo commenti anonimi.

lunedì 5 novembre 2018

Dialogo dei ragazzi morti - l'ultimo romanzo di Francesca Caminoli





“…Inventiamoci qualcosa…rompiamo gli schemi. Volevamo cambiare il mondo laggiù e non ci siamo riusciti. Proviamo a farla qui la nostra rivoluzione..”.

Ammetto, ho faticato a metabolizzare “Dialogo dei ragazzi morti” di Francesca Caminoli e Guido Veronesi. Il motivo principale dei tentennamenti è la difficoltà del confronto con la morte e con il dilemma del grande mistero che la avvolge. Una cosa è la razionalità che pretende di farci capire che la morte è banalmente la fine di un ciclo, dopo di che, per chi ha una fede qualunque, l’apertura di un altro momento, diverso è, per chi non ha un aldilà, un paradiso, inferno, ade, regno dei morti a cui credere,  il rendersi conto che il mai più, il nulla e il per sempre, l’eterno, sono concetti astratti e inconcepibili. Siamo qui ed ora, abbiamo un orizzonte che i nostri sensi ci lasciano vedere, l’oltre pensiamo di immaginarlo, il nulla pensiamo di poterlo concepire, in realtà sono concetti fuori dalla nostra portata, siamo confortati solo dalla razionalità, dall’orizzonte che abbraccia lo sguardo.
Francesca ha dovuto e confrontarsi con il dramma forse più grande per un genitore: la perdita del figlio giovanissimo. Guido, pittore e, scopriremo poi, scrittore di piccoli racconti quasi surreali,  decise di porre fine alla sua vita.
Francesca da allora elabora quel lutto anche come scrittrice  (sei i titoli pubblicati con la casa editrice Jaka Book: Il giorno di Bajram, La neve di Hamed, Viaggio in requiem, La guerra di Buobakar, C’erano anche i cani, Perché non mi dai un bacio?).
In “Viaggio in requiem” racconta del suo viaggio, da sola, dalla sua casa di Lucca a Otranto, dove Guido decise di morire, nel viaggio intenso e denso di emozioni, con Guido parla a lungo, racconta, scrive, metabolizza. Solo a Otranto, a un anno esatto dalla morte del ragazzo, decide di lasciarlo andare, libero, finalmente.
Dopo, fra le carte di Guido, vengono fuori sette piccoli racconti, Francesca li elabora e li utilizza per costruire un romanzo agile ma denso di emozioni e di “storia”. Si intravvedono le speranze di una generazione che voleva “cambiare il mondo” e le sconfitte di quella rivoluzione, ancorchè incruenta, che ha sbattuto contro una realtà che spesso diventa “l’inverosimile vero” che ci avvolge. Così sette sono i racconti, come sette erano Guido e i suoi amici che, per scelta o per destino, se ne sono andati troppo presto, in modi diversi ma con destini simili. Forse per il disagio di vivere in un mondo che non consente disagi. Come dice Tre in un passaggio del libro “...abbiamo vissuto con troppa intensità l’angoscia che è insita nel quotidiano vivere di molti, abbiamo vissuto la sensibilità dilatata a tutti gli esseri ed è un carico insopportabile, ma noi abbiamo avuto la forza o il coraggio o la follia, chiamiamola come ci pare, di farcene carico…”, ora, in quell’aldilà immaginato, se ne vogliono fare carico per consentire a chi rimane di vivere con più leggerezza. Queste anime senza nome, chiamate solo con i numeri, da uno a sette, nel loro nuovo mondo, compiono un viaggio varcando anche confini non leciti, attraverso le contraddizioni dell’inverosimile vero, pensando a come eliminare la sofferenza e l’ingiustizia per gli umani che stanno là sotto, magari facendosene carico perché in quel loro nuovo mondo non esiste sofferenza.
Ne scrive mirabilmente  Margherita Loy su Il Fatto Quotidiano:
“Anima il romanzo una grande indignazione per le ingiustizie. I sette ragazzi guardano il mondo eterno in cui si muovono, in cui non c’è più sofferenza o morte, e si chiedono perché non rovesciare le cose, e far accadere il male dove questo non può nuocere a nessuno, visto che tutti gli abitatori della vita eterna sono insensibili al dolore. Così il mondo di sotto sarebbe finalmente libero dalla violenza, dalla miseria, dalle ingiustizie”.
Poi quegli arcobaleni dipinti sui muri.
Non è, in fondo, un rimpianto per le rivoluzioni mancate, è la consapevolezza di una speranza che non sa morire.

Francesca Caminoli e Guido Veronesi – Dialogo dei ragazzi morti – Jaka Book – Pagg. 87 - €15,00


Nessun commento:

Posta un commento