In sostanza, un tempo chi aderiva ad un partito aveva un ideale
di riferimento, che non era solo ideologia, ma un modello possibile di mondo,
aveva dei filosofi di riferimento, studi, le differenze erano sostanziali. Oggi,
anche nei residui casi di aggettivazione, chi osa dichiararsi non democratico (o
antidemocratico) come un tempo si dichiarava anticomunista? E sfido a
dichiararsi per il Popolo delle Schiavitù, o delle Non libertà.
I risultati di questa caduta verticale di appartenenza si respirano ancora più forti nel governo attuale, guidato da un uomo delle banche e antropologicamente impolitico (artatamente in realtà, i vecchi schemi lo avrebbero schierato a destra senza possibilità di discussione), sostenuto da quelle ex sinistre che sembrano non avere ideologie di riferimento, ma neppure un partito vero e un programma, e mancano addirittura di coesione al loro interno e dalle destre più o meno estreme che si chiamano in altro modo.
I risultati di questa caduta verticale di appartenenza si respirano ancora più forti nel governo attuale, guidato da un uomo delle banche e antropologicamente impolitico (artatamente in realtà, i vecchi schemi lo avrebbero schierato a destra senza possibilità di discussione), sostenuto da quelle ex sinistre che sembrano non avere ideologie di riferimento, ma neppure un partito vero e un programma, e mancano addirittura di coesione al loro interno e dalle destre più o meno estreme che si chiamano in altro modo.
A meno che abbia ragione, e me ne sto convincendo sempre
più, chi dice che l’Italia è divisa fra due destre, una ufficiale che ha
raccolto tutto il pattume del neofascismo e del populismo, ed una forse più
aperta, ma che accetta senza controbattere i fondamentali del mondo governato
da banche e banchieri. Ed alcuni suoi esponenti si spingono fino a cavalcare
tigri di ogni colore, è di questi giorni l’estemporanea uscita del presidente del
PD pugliese, Michele Emiliano che dice: «Considerate me e la mia
amministrazione come politicamente alternativa al progetto politico del
centrodestra. Non è così, nel contenuto e neppure nello stile politico» e
ancora: «Io e la mia amministrazione non assomigliamo in nulla a
un’amministrazione della sinistra radicale o del modello padano (Penati-Del
Bono) o peggio romano (Rutelli-Veltroni). Non siamo alternativi al progetto
politico del centrodestra. La mia è la stessa strategia di Pinuccio Tatarella».
(http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2012/8-febbraio-2012/emiliano-fa-outingnon-sono-sinistra-1903192737069.shtml).
Sarà un clamoroso autogol del sindaco di Bari? O piuttosto
un velato tentativo di dire che si, è vero, ci sono due posizioni politiche,
però sono sovrapponibili? In entrambi i casi è evidente che in un partito post
ideologico chiunque può entrare senza neppure chiedere permesso. Mancanza di
idealità diverse e caduta degli aggettivi vanno a braccetto?
Pare un discorso atipico (antipatico?) fatto nei giorni in
cui molti si spingono a esaltare il loro “non essere né di destra né di
sinistra, ma per il buon governo”. Capiamoci, quale significato diamo alle
parole “buon governo?” Certo non è quello che consente oltre 40 morti per
un’ondata, sia pure anomala, di freddo. O
forse è il caso di chiedersi che significa dirsi di centro destra o di centro sinistra?
E qui nascerebbe il problema di un centro talmente dilatato da poter stare
ovunque, come leggermente (a parte la corpulenta mole) ovunque sta il sindaco
Emiliano.
Il partito di Vendola è riuscito in un colpo solo a mettere
assieme tre sostantivi: Sinistra, Ecologia e Libertà. Diamo atto che la parola sinistra è detta,
vanificata, ahimè, da quel Vendola scritto sotto, più grande delle altre. Il
partito di Di Pietro, quello di Vendola, quello di Berlusconi ecc. Ma i partiti
delle persone, dei militanti (altra parolaccia) che scelgono per fede, per
amore, per vocazione o per ragionamento come votare, dove diavolo stanno? Il popolo delle primarie, chiamato ad
esprimersi e poi dimenticato per cinque anni, quello che è orfano di sezioni,
di luoghi di aggregazione, di possibilità di interloquire, dove lo mettiamo?
siamo nella repubblica della delega, e se i delegati sono proni ai voleri delle
banche e perdono il contatto con la realtà?
Forse è vero, arrivando a non capire più come funzionano le
cose è meglio farsi da parte e lasciar commentare chi sa. Altrimenti dibattiamo
parlando di aria fritta, di ideologie, di destre, sinistre. Va a finire che
qualcuno mi dice che sono un rottame. O, peggio, che ci fanno digerire il
governo tecnico come la panacea di tutti i mali. Se poi abolisce l’articolo 18
è perché può osare tutto ciò che non ha fatto Berlusconi, se penalizza le
pensioni e non mette le patrimoniali, va tutto benissimo perché questo è “il
buon governo” per antonomasia.
Come se sessant’anni di politica ci avessero consegnato solo
ed esclusivamente l’incapacità di fare welfare, di dire di solidarietà, quasi
fosse diventato un obbrobrio dire di tagliare privilegi ai ricchi e alle caste
per dare ossigeno a chi non ha nulla. Non ci fossero i sindacati (neppure
tutti) a tenere duro, forse saremmo tutti quanti nella china di chi considera
la solidarietà sociale come carità. Mah, probabilmente ho un concetto sbagliato
di democrazia. Forse quel “prendere ai ricchi per dare ai poveri” è
esageratamente legato a visioni da Robin Hood, piuttosto che da residuali
ideologici da rottamare. “Non è più il ’68, c’è il bipolarismo, c’è lo spread e
c’è il PIL. Svegliati, non fare il vecchio rincoglionito.” Mi sembra di
sentirlo dire dagli amanti del governo bello perché apolitico.
In questa situazione da tragedia hanno ampie possibilità ed
opportunità i peggiori. Cota vince, magari con la frode, le elezioni in
Piemonte, immediatamente taglia i fondi alle borse di studio universitarie
penalizzando, oltre che i suoi prediletti nordici, anche ampie fasce di
studenti del sud che non avranno opportunità di frequentare il Politecnico. Il
governo Monti parla di fare uno spread per le università: chi studia a Torino
avrà più opportunità di chi si laurea a Cagliari. E io che pensavo che la
scuola fosse per tutti un diritto. Una volta si chiamava “pubblica istruzione”.
Dall’altra parte il movimento cinque stelle (a
proposito di partiti personalisti, qualcuno conosce un nome diverso da quello
dell’ex comico genovese come dirigente di quel movimento?), a Legnano il
candidato sindaco grillino se ne esce con uno scoop protoleghista dicendo
grosso modo: - via i campi rom, li manderemo nelle città vicine. Il loro DNA non
consente di stare con noi. - Si può pensare che sia uno studioso del DNA, più
mestamente ritengo si tratti di un mentecatto semianalfabeta vicinissimo ad un
pensiero borgheziano e filoxenofobo. Prenderà certo molti voti quel signore.
Questi sono i frutti più avvelenati della seconda repubblica
e della caduta delle ideologie. La mancanza di aggettivi è anche questo, tutto
sommato. Cinque stelle, lega nord, ma cosa diavolo sono? Da dove arrivano? Dove
vogliono andare? Quale disegno di società hanno? Non sappiamo più cosa siamo e
possiamo essere ogni cosa.
Oggi essere attenti è cosa che pare non riguardare più i
partiti appiattiti sul governo tecnico, ma la rete. Se le uscite sui giovani
bamboccioni le avesse fatte un qualunque componente del governo del Peggiore le
mura del parlamento avrebbero tremato (poco poco, ma lo avrebbero fatto), se le
dicono Monti e i suoi si ammicca. Per fortuna c’è la rete, per fortuna i
bamboccioni leggono e imparano. E mi chiedo se essere leali ad un governo vuol
dire deglutire ogni porcata, oppure, più mestamente, tacere perché “qualcuno
dice le cose che penso ma non posso dire”. Uniti tutti quanti, seduti a destra
o a sinistra nell’emiciclo.
Ora siamo in attesa di sapere nei prossimi giorni se passerà
la linea del ministro della difesa attuale che vuole carta bianca per
bombardare l’Afghanistan (“Spezzeremo le reni ai talebani”) o se l’Italia starà
nei limiti imposti dalla Costituzione. E aspettiamo di sapere se l’acquisto degli
F35, operazione iniziata dal governo D’Alema e portata avanti da tutti quanti,
proseguirà anche in tempi in cui si chiedono lacrime sangue e parti anatomiche
diverse ai pensionati o se finalmente si dirà basta. Temo che la risposta sia
da temere, il governo attuale è adorato come non è mai successo in tempi di
democrazia funzionante ed ha carta bianca. Come scrivevo in altre pagine tutti
dicono che Monti è educato e si comporta bene, lo chiameremo il Tassator
cortese?
Diciamo però che sento lodi sperticate a questo governo
soprattutto da chi ha il futuro iper garantito, da chi ha pensioni sicure e
neppure troppo basse. Succede spesso di parlarne. Un po’, confesso, mi
inquieta.
Finisco invitando la
lettura di un pezzo di Gramellini, quelli sella serie: “ma perché non l’ho
scritto io?”:
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