Dopo
la conferenza stampa di Carlo Salvemini che faceva il punto sui beni confiscati
alle mafie a Lecce, abbiamo sentito Attilio Chimenti dell’associazione Libera,
che si occupa delle loro assegnazioni.
Facciamo il
punto, a chi vengono assegnati i beni e con quali criteri?
I
beni confiscati in via definitiva con decreto dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione
e la Destinazione sono “mantenuti al patrimonio dello Stato per finalità di
giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile e per altri usi
governativi o pubblici connessi allo svolgimento delle attività istituzionali
di amministrazioni statali, agenzie fiscali, università statali, enti pubblici
e istituzioni culturali di rilevante interesse” come dice la legge. Oppure “trasferiti
per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del Comune
ove l'immobile è sito, ovvero al patrimonio della Provincia o della Regione”.
Noi
ci occupiamo di immobili, per le aziende il problema è complesso.
I
beni assegnati ai Comuni, che ne diventano titolari e possono amministrarli
direttamente o, con convenzione, assegnarli a titolo gratuito a comunità, enti,
associazioni, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, comunità
terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti, associazioni di
protezione ambientale riconosciute. Il tutto nella massima trasparenza.
Tutto limpido
allora, le amministrazioni rispondono?
Non
sempre. Passato un anno senza esiti, l’Agenzia ne rientra in possesso o nomina
un commissario ad hoc. In alcuni casi i beni possono anche essere messi in
vendita, controllando però che non rientrino in possesso, magari per interposta
persona, dei precedenti proprietari. Come Libera noi cerchiamo di fare in modo
che le assegnazioni siano fatte attraverso bandi pubblici o concorsi di idee.
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attilio chimineti |
Quanti sono i
beni confiscati in provincia di Lecce?
Secondo
i dati aggiornati al 9 gennaio 2012 sono 116 immobili e 27 aziende. I primi
sono suddivisi in: immobili in gestione, destinati e consegnati, destinati e
non consegnati, usciti dalla gestione. Quelli destinati e consegnati, su cui
lavoriamo, per la provincia sono 71. A Nardò, per dire della prima città dopo
Lecce per abitanti, esiste un solo immobile commerciale non ancora assegnato,
penso si tratti di un ristorante sulle marine.
Quanti e di quale tipologia i confiscati nel
Comune di Lecce?
42
immobili e 12 aziende. Dei primi quelli assegnati al Comune sono 27. Si tratta
prevalentemente di alloggi, pochi i locali commerciali e i terreni. La
classificazione è fatta dall’Agenzia nazionale, occorre però capire caso per
caso, di che dimensioni stiamo parlando. Purtroppo pochissimi sono i beni
assegnati e riutilizzati. Per alcuni si
stanno seguendo dei finanziamenti regionali o nazionali. Questo non è un problema
solo di Lecce ma vale per la quasi totalità dei comuni pugliesi.
In una
conferenza stampa Carlo Salvemini denunciava il fatto che non si conosce nulla
di questi beni nel territorio comunale
Giusta
considerazione purtroppo non solo leccese. La legge anche in questo caso è
chiara: “Gli enti territoriali provvedono a formare un apposito elenco dei beni
confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato”. Quindi
reso pubblico con tutti i dati, compreso, in caso di assegnazione, gli identificativi
degli assegnatari. Ogni Comune dovrebbe
adeguarsi, inoltre tutti noi, in forma singola o associata, possiamo chiedere
di conoscere quali siano i beni confiscati presenti sul territorio e, nel caso,
chiederne l’assegnazione.
Cosa dovrebbe fare un’amministrazione attenta?
Intanto
adeguarsi alle nuove normative rendendo pubblici gli elenchi dei beni e
trasparenti le assegnazioni. Deve inoltre sapere che può accedere a
finanziamenti europei (pon sicurezza) per ristrutturarli e dovrebbe strutturarsi
per controllare le procedure e le assegnazioni. Molti amministratori vedono i
beni come oneri, anziché come opportunità. Si devono invece dare segnali forti.
Un bene confiscato riutilizzato e gestito da giovani che crea opportunità di
lavoro e meccanismi virtuosi sul territorio è il modo migliore per contribuire
a sconfiggere il potere mafioso. In sostanza occorre decidere di stare dalla parte giusta.
Fra i vari utilizzi so di un Comune siciliano
che li ha utilizzati per dare una casa a senza tetto.
Ci
sono molti modi per riutilizzarli purché le finalità sociali siano chiare. E’
una scelta giusta e seguita in alcuni casi quella di darli a senza tetto. Economia sana e fini sociali, appunto. Con il
concorso di tutti però.
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