AGCOM pubblica i dati di una ricerca relativa al 2012
sull'utilizzo di Internet in Italia. Come sospettavamo sono, ahinoi,
sconfortanti.
Il 38% degli italiani non ha mai utilizzato Internet, il 55%
lo utilizza almeno una volta la settimana. In Europa siamo al nono posto, prima
di noi ci sono Portogallo, Francia, Germania Gran Bretagna, Lussemburgo, Svezia,
al primo posto i Paesi Bassi con oltre
il 90% di persone che utilizzano Internet regolarmente e solo il 5% che non lo
utilizza per nulla. Dopo di noi, quasi a pari merito, Grecia e Bulgaria all'ultimo
posto la Romania. Per contro gli italiani connessi che lo utilizzano con
regolarità (ogni giorno) sono il 91% , contro una media europea del 79%.
I motivi di questi sconfortanti dati sono molteplici, uno su
tutti, lo strepitoso ritardo della diffusione della banda larga, sulla quale
non investono né il privato, né il pubblico nonostante i roboanti proclami che
arrivano ogni volta che siamo sotto elezioni. Si tratta di numeri importanti,
la banda larga interessa il 23% della popolazione e il 55% delle famiglie,
contro dati europei che dicono di 28 e 72% rispettivamente. Questo mancato
utilizzo di tecnologie e servizi provoca rallentamenti evidenti nella
digitalizzazione (semplificazione) della pubblica amministrazione, e
rallentamenti nell'economia. La mancata presenza di troppe aziende in rete, l’E-Commerce
che non decolla, sono tutti problemi, soprattutto leggendo i dati che ci
pongono al 23° posto fra i paesi sviluppati nell'utilizzo della rete, veniamo
dopo paesi come il Cile, il Qatar e il Messico. In paesi avanzati già si parla
con insistenza della fase due, l’ M-Commerce (commercio mobile).
Investimenti, quelli sulla rete, che porterebbero posti di
lavoro, tecnologia, innovazione e risparmi notevoli nel futuro. Immaginiamo una
pubblica amministrazione completamente digitalizzata quanto tempo farebbe
risparmiare.
A margine annotiamo un problema di comunicazione
notevolissimo in questi tempi. Quando i partiti (o movimenti) insistono nel
comunicare solo via Internet, si pongono il problema del 38% di italiani che
non ne ha accesso? Il timore è che si voglia creare un'élite di informati
contro una minoranza notevolissima che non ha diritto alla stessa informazione,
anche questo fatto spiegherebbe il perché dell’allontanamento progressivo ma
inesorabile delle persone dalla politica. In particolare un movimento che basa
tutta la sua attività politica sulle consultazioni on line degli iscritti taglia
fuori, nei fatti e colpevolmente, molti cittadini. Visti i numeri dei suoi
consensi si può ipotizzare che molti non collegati alla rete siano anche suoi
elettori. La mancanza di attenzione verso la diffusione della banda larga,
verso monopoli nei fatti che tengono elevati i prezzi delle connessioni e verso
la mancanza della possibilità per moltissimi cittadini di accedere alla rete è
nei fatti un vulnus che la politica nel suo insieme non sa e non vuole
risolvere, è uno dei motivi che allontanano l’Italia dal consesso dei paesi
sviluppati, relegandola a ruolo di comprimario o riserva.
Si ha l’impressione che la rete faccia paura alla politica,
che un’opportunità reale e concreta diventi un peso, si ha l’impressione che si
voglia tenere a freno l’informazione. L’Italia era, un tempo lontano,
precursore del nuovo. Sono italiani i creatori dell’elicottero, del personal
computer, dei pannelli solari e di mille altre opere d’ingegno che altrove sono
state sviluppate e trasformate in innovazione e modernità, da noi questo non è
successo soprattutto per le scelte sciagurate di una classe politica prona ai desideri del più forte. E’ di questi giorni la notizia della prima
auto al mondo che ha percorso le strade urbane di Parma dall'Università al
centro senza conducente, solo con sensori e altri marchingegni. E’ frutto dell’opera
di ricercatori universitari italiani. Ora aspettiamo con ansia i riconoscimenti
che, trovandoci con politici mentecatti saranno sicuramente: taglio di altri fondi
alla ricerca e attesa ansiogena che a produrre quell'auto siano cinesi o
giapponesi o francesi. L’Italia non è un paese normale, noi le teste pensanti,
i creativi, gli studiosi li cacciamo via perché non li paghiamo, troppo
impegnati a dare 12.000 euro al mese ai millanta Renzo Bossi, agli Scilipoti,
ai Borghezio e alle Santanchè che affollano lo zoo della politica.
Nessun commento:
Posta un commento