Ero andato prima della scorsa estate al museo Castromediano.
Quando si sceglie una città per viverla, conoscerne i musei, le
gallerie, i luoghi d’arte e di cultura è indispensabile. “Ingresso libero”, è
una cosa buona, una porta aperta sul sapere, sul passato remoto, capire chi
siamo sapendo da dove arriviamo.
Il clima che si respira nel museo ha un che di religioso: «Memento…»
«Ricorda che sei polvere e polvere tornerai», la polvere è infatti i motivo
dominante, la compagna di cammino e visione.
Alla prima visita, appena entrati, la signora che stava alla
reception ci disse «siamo in fase di ristrutturazione, scusate il disagio, non
tutto è visibile, fra pochi mesi sarà a posto». La struttura è veramente bella «un ex
collegio» mi dice chi mi accompagna, «poi è stato svuotato, ristrutturato, ed è
diventato museo». Quella volta visitammo
il pochissimo che era visitabile.
Una mostra di ceramiche antiche notevolissime per pregio «di
un collezionista privato», e l’Antiquarium, con reperti di varie epoche al
piano superiore. Maioliche, vasi, e altro ancora. Tutto notevole. Solo che
abbiamo camminato fra la polvere della ristrutturazione. Le vetrinette, le
poche esistenti, accese mostravano esse stesse la polvere del tempo sui vetri
puliti forse qualche anno fa sommariamente, ancora si vedono gli aloni di uno
strofinaccio passato alla meno peggio. Sui ripiani sottovetro in mezzo alla
polvere si riescono a scorgere i reperti antichi. Interessanti, certo, però il
silenzio irreale e la sensazione che tutto fosse messo lì per caso erano
evidenti.
Qualche mese è passato, torniamo al museo a vedere i lavori
finiti. Appena entrati la signora, non so se la stessa della primavera
inoltrata, comunque seduta sulla stessa seggiola, ci guarda quasi stupita «il
museo è in fase di ristrutturazione, sarà pronto il 15 dicembre». In effetti un
bel cartello dice “ci scusiamo con il pubblico ecc. ecc.”. La signora si alza,
ci precede per accendere le luci. Siamo in periodo di crisi, è vero, occorre risparmiare, perbacco. In esposizione
le stesse ceramice, qualcosa è cambiato però, la polvere dell’estate sembra
essersi sofficemente appoggiata e sommata a quella preesistente. Lo stesso vale
per le vetrinette al piano superiore. Qualche operaio girovaga per le sale con
attrezzi. Ci muoviamo per andare a vedere un’altra sala, veniamo avvicinati
dalla solita signora «di li no per favore, stanno lavorando».
Pazienza, anche stavolta è andata buca. Torneremo dopo il
15. Chissà se per allora avranno spolverato le vetrinette. E chissà se avranno assegnato un cartellino
dignitoso a sant’Irene che è indicata solo con un pezzetto di foglio A4
stampato alla meno peggio con una stampante da computer attaccato con il nastro adesivo al muro.
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