“Moplen è stato il marchio registrato di una nota materia plastica, il polipropilene isottatico (indicato
chimicamente con la sigla PP-H), ottenuta tramite reazione di polimerizzazione a partire dal propilene o dall' etilele. Il Moplen è, ancora oggi,
una delle materie termoplastiche più utilizzate nell'industria, trovando largo
impiego nell'ambito idrosanitario (tubi di scarico e sifoni) e casalingo
(vasche, secchi, scolapasta ecc.)).
Il Moplen fu scoperto
negli anni cinquanta dal chimico imperiese Giulio Natta. L'invenzione
valse a Natta il premio Nobel per la chimica nel 1963.” (Fonte wikipedia).
Molpen ricorda anche un bravissimo Gino Bramieri in un
carosello d’epoca che, con un catino in mano, diceva “La signora badi ben che
sia fatto di moplén”. (Accento sulla e. Licenza poetica)
Onore al merito di uno dei più importanti ricercatori
italiani, Giulio Natta, che ha letteralmente rivoluzionato i comportamenti
degli italiani e dei cittadini del mondo intero, se fosse vivo oggi dovrebbe
emigrare per avere successo, ma questo è altro discorso. Queste righe vogliono
però essere un plauso al Sindaco di Lecce, Perrone Paolo, ed alla giunta nel
suo insieme. È addirittura commovente vedere come si prodigano per omaggiare la
plastica.
Facendo un tour nella città un tempo barocca, che sotto
Natale si trasforma miracolisticamente nel regno dell’impermeabilità non si può
rimanerne estranei.
Il giro inizia da Piazza Palio. Davanti a tre scuole
importantissime per frequenza (solo al Deledda ci sono oltre mille studenti)
prima c’era un catino inutilizzato. Mi dicono che venne fatto scavare da qualche
lungimirante che voleva fare concorrenza a Siena e ad Asti.
Era lasciato nell’incuria più assurda. Poteva avere utilizzi
di varia natura, magari diretti ad un’utenza che proprio lì non manca: studenti
e scuole per esempio. Oppure poteva diventare: arena per spettacoli, un prato, o ancora, poteva essere piantumato con alberi ombrosi per le estati torride. Invece l’illuminata amministrazione della
città japigia l’ha data in affitto all’ente fiere. Questa è la prima, stupenda
trovata. Un ente fiere in centro città, dirimpetto a scuole, in località
trafficatissima, si può vedere solo a Lecce. Di solito le città meno avvedute
lo fanno in periferia o nelle zone industriali. Dilettanti! Ed ovviamente ad una scelta così avanzata non
poteva che seguirne una addirittura più estemporanea, i padiglioni sono teli di
plastica che, come una colata lavica hanno ricoperto di bianco in catino.
Tralasciamo le palizzate alzate a mo' di capannone industriale tutto attorno.
Arriviamo poi in Piazza Mazzini. Non entro nel merito della bellezza o meno della piazza, c'è e deve rimanere com'è, resta il fatto che è uno spazio importante, a ridosso del centro storico ed è
ampia. Lì giocano bimbi ad ogni ora, anziani e ragazzi si siedono sulle panchine.
Però siamo in dicembre, arriva Natale ed occorre abbellirla, anche l’imponente
fontana deve essere evidenziata. Un’amministrazione
illuminata non si lascia scappare nessuna occasione, ecco così la Piazza
letteralmente riempita da bianchi gazebo. Una bella colata di plastica che
aggiunge al lucro sul plateatico del mercatino prossimo venturo
la possibilità di non illuminare neppure la fontana perché è nascosta,
soffocata da candidi teli. Vabbè, i bimbi non hanno più spazio per correre e giocare, per vuoi mettere la beltà dello spettacolo?
Fino all’altro ieri campeggiava anche una
mongolfiera con il faccione di Santoro. Chissà se voleva significare che in
giornalista è un pallone gonfiato.
Natta Giulio sarebbe sicuramente felice di tanto ricordo,
Bramieri forse farebbe gratuitamente uno spot in onore alla città barocca. .
Il giro prosegue, andiamo in Piazza Sant’Oronzo e che
vediamo? Ohhh meraviglia: un tunnel di plastica bianca. Miracolo miracolo, il
Santo da lassù… che fa? Piange?
Ecco così miracolosamente nascosta una delle piazze più
importanti al mondo, celata da una bianca coltre. No, non è natalizia neve, siamo
moderni, noi.
Un signore che conoscevo portò suo figlio a vedere la torre
di Pisa perché, diceva “potrebbe cadere”. Per parte mia ho mandato questa mail agli
amici piemontesi: “venite a vedere Santa Croce prima di Pasqua, vuoi mai che qualche assessore
illuminato la ricopra con un telo di moplen”.
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