Io l’ho scritto a Vito
Antonio che non mi hanno lasciato leggere il suo libro. “E di nuovo verrai di
niente vestita” è il titolo. Sono poesie, perché lui è in poeta. E qui il primo
intoppo. Pensavo di non sopportare i poeti, poi ho scoperto che era solo invidia.
Perché loro dicono con poche parole scelte e messe in fila (in colonna) quello
che io dico con mille parole messe in fila, senza colonne, l’accapo è automatico,
ci pensa il computer. Non faccio neppure quello sforzo per scrivere mille
parole e dire una cosa banale. E poi io impongo il mio pensiero. Chi legge
concorda o no, poco importa, ma legge e basta. Il poeta invece lascia lo spazio
per vedere tutte le cose non scritte. Interpreti, come fai con un quadro, come
fai con un segno. Fontana, lui, Lucio, quello che squarciò la tela lasciando il
segno nella storia dell’arte con un gesto sublime, subliminale, intenso, fiero,
orgoglioso. Fontana era questo e non solo questo. Non l’ho mai detestato. Però
quante volte leggo un poeta e mi dico “perché non sono capace di scriverlo io”?
Così le parole del poeta ti portano nel suo mondo, ti portano nel tuo mondo.
Non di luce riflessa
Né di riflessa luce
Lascia stare
Non importa…
Scrive Vito Antonio, e lei,
l’hostess del volo che ha un numero che ho scordato, che mi porta sballottandomi
un po’ da Brindisi a Torino, mi offre gratta e vinci “tenti la fortuna, una
costa due euro, sette costano dieci euro. Così risparmia” ed io interrompo
proprio dopo
“In fondo a questa vita
Con vista sul panorama…”
E chiedo alla signorina
“scusi, ma alla fortuna che dovrei tentare col gratta e vinci debbo affidarmi
anche per il volo”? Finge di non capire e mi guarda. Dico “No grazie, sto
leggendo Vito Antonio Conte”
Lei procede, io tento di
procedere finchè il pilota inizia una lunga tiritera in inglese. Non capisco
una mazza, io conosco un po’ di francese che ho studiato a scuola e non mi
serve a nulla nel mondo degli anglofoni e dei computer.
“d’ossa d’avorio affioranti
Che nessuno vuol vedere
Di dolore oltre ogni colore…”
E passa la seconda hostess
“spero siano finite” penso guardandola mentre mi propone improbabili sigarette
che non fanno fumo, ma sembra di fumare “così potete fingere di fumare anche di
fianco al vostro vicino” dice sibillina, repentina, insistente, intrigante.
Rifiuto l’offerta, non si sofferma a guardarmi, lancia un’occhiata sulle labbra
che stanno sulla copertina del libro e procede oltre.
Poi “allacciate le cinture,
stiamo iniziando le operazioni per l’atterraggio, passerete il Natale a
destinazione come avevamo promesso”. Richiudo il libro mai letto. Lo farò fra
una cena e un pranzo di Natale. Forse lo farò. Pensando ai poeti che scrivono,
ai pittori che dipingono o che squarciano tele.
Lo farò pensando ai coni gelato e a lei , alla stessa che parla con Vito
Antonio e lui le dice in fondo al libro, proprio sulla copertina
“Cammini sul filo
Equilibrista del mio cuore…”
Vito Antonio Conte – E di
nuovo verrai di niente vestita – Luca Pensa Editore – pagg. 76 – 10 €
sorrido
RispondiEliminarido pure
e tra le nuvole
e qualche scia
quella del volo
(che hai condiviso con me)
quella del profumo di lei
(che hai trattenuto per te
lasciandomi altro)
mi commuovo anche
(e tu che dell'esistenza
fai parole come me
sai perché)
Vito Antonio